Libri Il patto dei labrador - Matt Haig

Donlink

Eterno sognatore
11 Dicembre 2009
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Recensione redatta da Donato Riello
Cosa si prova ad essere un cane? Come si vedono le difficoltà della vita quando si è un "semplice" animale da compagnia? Come ci si comporta quando il problema è più grande di noi e non si riesce a trovare una soluzione? A queste domande cerca di trovare una risposta Matt Haig nella sua opera prima, Il patto dei labrador, che racconta la storia degli Hunter, una famiglia inglese come tante, attraverso gli occhi di Prince, il cane di famiglia, uno stupendo labrador nero, che viene trattato come una vera e propria persona. Nonostante il tutto venga raccontato da Prince, il vero protagonista di questo libro è l'intero nucleo familiare: ogni componente svolge un ruolo a suo modo fondamentale all'interno della storia, con alcuni personaggi un po' più approfonditi (come Adam, il padre di famiglia), ma nel complesso c'è un certo equilibrio tra i vari comprimari, con il loro personale modo di comunicare e interagire con Prince.
Il tutto comincia dalla fine, una scelta stilistica ben nota un po' a tutti, già vista in altri libri, film o videogiochi, con Prince che viene portato dal suo amato padrone dal veterinario per essere abbattuto. Appena entrato nella sala d'aspetto, tutti gli altri cani presenti lo deridono e lo additano come il traditore di un codice da rispettare ad ogni costa, tanto da rischiare la propria vita per seguirlo e rispettarlo, il patto dei labrador. Da qui inizia un lungo racconto, dove spiega i motivi e illustra le vicende che lo hanno portato a infrangere il patto. Proprio quest'ultimo, che dà il titolo allo stesso romanzo, è l'elemento fondamentale intorno al quale ruota tutta la vicenda, una sorta di bibbia da seguire per raggiungere il paradiso canino, o meglio dei labrador, dopo la morte. Quest'ultima precisazione era doverosa: i labrador credono di essere gli unici in grado di salvare le proprie famiglie, cercando di proteggerle dai mali esterni che possono minare loro stabilità, e quindi gli unici a raggiungere il premio finale, rappresentato da quest'ipotetico paradiso.
Legato a doppio filo con il patto, c'è un personaggio chiave, il saggio e beneamato Henry, un altro labrador. Quest'ultimo è una sorta di guida, un consigliere, un maestro per Prince, in grado di addestrarlo alle difficoltà che mette di fronte la vita e, soprattutto, a quelle che colpiscono la famiglia. I labrador hanno quindi il dovere di proteggere le mani che danno loro da mangiare, e una frase ricorre spesso durante la lettura: il dovere innanzi tutto. Frase che riassume il significato dell'intero patto e porta alla mente alcune considerazioni su cui fermarsi a riflettere: va bene rispettare regole e seguire convinzioni, ma quando queste vengono meno, cosa succede? La risposta, bellissima e commovente, la si trova nel finale, dove l'autore è riuscito a conciliare tutta la sua passione e il suo talento.
La scelta di raccontare l'intera vicenda con gli occhi di un cane è di certo originale, e ha aperto la strada ad altri autori: Garth Stein, per esempio, in "L'arte di correre sotto la pioggia", riprende la stessa idea narrativa. Bisogna però dire, che la maggior parte delle occasioni raccontate sono stereotipate e prese da altri romanzi o film: la festa organizzata da Hal a casa in assenza dei genitori; Charlotte che rimane da sola con la scusa di sentirsi male e poi fa entrare in casa il suo fidanzato; gli intrecci amorosi con protagonisti Adam e sua moglie; insomma, tutte cose già viste, ma rese in maniera ottima dall'inedito punto di vista proposto dall'autore.
Matt Haig è riuscito a stilare un'opera stupenda, che ci pone davanti una visione alternativa del nostro mondo e dei problemi sociali che lo affliggono.
Riposa in pace, Prince, rimarrai sempre nei nostri cuori.