Varie The Union

Odstarva

Ashaad Nehraa Talan
Episodio XLIII

Manuel si ritrovò a percorrere strade che nemmeno conosceva, nell'oscurità della notte inoltrata. Non aveva idea di dove stava andando, neppure di come sarebbe poi tornato indietro, ma ora non gli importava: voleva solo andarsene. Senza accorgersene nemmeno accelerò il passo, fino a correre disperatamente con le lacrime agli occhi verso una meta pressochè inesistente.
Nel cielo rimbombavano i forti tuoni di una tempesta magnetica scoppiata da pochi minuti.
Sentiva un'energia enorme che ribolliva nel suo stomaco, provocandogli un leggero malessere, ma alimentandolo come una piccola centrale elettrica. Non aveva idea di quanto tempo avesse corso, nè quanti chilometri avesse fatto, fatto sta che si rese conto di avvicinarsi alla periferia, le case si facevano più rade, il verde iniziava a prendere il sopravvento sul grigio, ma Manuel non smise di correre. Vide un bosco dritto davanti a sè, accelerò e ci si infilò dentro deciso. Corse ancora un minuto abbondante, poi iniziò a rallentare ed infine si fermò vicino ad uno stagno. Si sedette sotto una grossa quercia e si raggomitolò nascondendo la testa nelle ginocchia.
I tuoni erano cessati, ora iniziava a diluviare. Le grosse e fitte goccie bagnarono in poco tempo Manuel dalla testa ai piedi.
Una figura femminile apparve dall'oscurità. Manuel la percepì ed alzò lo sguardo.
Manuel:... Lucy?
Vera: Ehm... No, mi dispiace... Sono solo io.
Manuel: Oh... Ciao...
Vera non aggiunse altro, ma si sedette vicino al ragazzo. L'aveva seguito sin dall'inizio, anche se aveva spesso faticato a tenere il passo di un super-allenato Manuel. Quest'ultimo non le chiese nemmeno perchè fosse lì, si limitò ad avvicinarsi a lei di qualche millimetro, movimento che non sfuggì a Vera. Si appoggiò alla spalla del ragazzo, sospirando, senza dire nulla.
Manuel le fu silenziosamente grato.
---​
Izzy: Avanti, Zack... Avanti...
Il possente spadaccino si ritrovava piegato sopra alla tavoletta di un water in un piccolo bagno fatto interamente di legno. Isabelle gli teneva una mano sulla schiena, facendogli dei piccoli massaggi, accompagnati da una leggera aura verde.
Zack: Burp... Blub...
Il ragazzo ebbe un conato di vomito, che lo costrinse a chinarsi ancora di più un avanti. L'Excalibur era posata sul muro, ed ormai aveva perso completamente tutta la sua aura azzurra. Zack ebbe un altro conato, questa volta molto debole, poi si accasciò contro la parete ed iniziò a russare. Isabelle tirò lo sciaquone, poi afferrò un pezzo di carta igienica e pulì la bocca a Zack, leggermente disgustata. Poi provò a caricarselo sulle spalle, senza però riuscirci. Ci provò un altro paio di volte, ottenendo solo che Zack si distendesse sul pavimento (pulito, per carità, ma sempre pavimento di bagno pubblico). Lo guardò, senza sapere esattamente cosa fare.
Izzy: Uh... Barret!! Barret, mi daresti una mano?
Barret spalancò la porta del bagno, evidentemente era lì dietro che li aspettava, diffidente.
Barret: Che succede?
Izzy: Mi aiuteresti a portarlo nella sua stanza, per favore?
Barret lanciò una rapida occhiata al corpo inerme di Zack, senza nascondere la sua disapprovazione verso colui che avrebbe dovuto salvarli tutti dal Chaos.
Barret: Va bene. Lo porto io.
Senza aggiungere altro afferrò Zack con una mano sola, se lo caricò bruscamente in spalla ed uscì dalla stanza. Isabelle si avvicinò all'enorme arma dello spadaccino, chiuse entrambe le mani intorno all'impugnatura e tirò con tutte le sue forze. Riuscì a sollevarla di qualche centimetro da terra, poi però le cadde provocando una profonda crepa sul pavimento. Decise di lasciarla lì, e seguì Barret fuori dal bagno. Lo raggiunse, e dopo pochi secondi arrivò anche Bartz.
Bartz: Ehi, che succede? E' ubriaco? Ah! Ah! Ah! Lo spadaccino ha bevuto troppo, eh? AH! AH! AH!
Non c'era assolutamente nulla da ridere, Isabelle e Barret lo fulminarono con lo sguardo e lui si fece piccolo piccolo.
Barret: Fila immediatamente di là a lavorare, disgraziato!
Bartz non aggiunse altro e se ne andò, con la coda fra le gambe.
---​
Zack si svegliò la mattina tardi, verso le dieci, e capì immediatamente che era successo qualcosa, gli bastò vedere la faccia di Isabelle: preoccupata ed arrabbiata allo stesso tempo.
Zack: 'Giorno... Che succe...
La porta si spalancò all'improvviso, scoprendo Vera sulla soglia. Aveva i vestiti umidicci, i capelli spettinati decorati con qualche foglia.
Vera: Che succede? CHE SUCCEDE?!?
Zack: Ma che cazz...
Vera: NON TE LO RICORDI, DAVVERO?!?
Zack: Non... Lo ricordo? Cosa... Cosa... Eh?
Vera stava per esplodere. Era rossa in volto, non sapeva nemmeno perchè si accanisse così tanto contro un ragazzo che a malapena conosceva, per un ragazzo che a malapena conosceva.
Vera: Quello che hai detto... Quello che hai detto a...
Zack: A chi... Chi?
Manuel: A me.
Manuel era apparso silenziosamente sulla soglia, quasi come un fantasma, come solo lui e Vincent Valentine sapevano fare. Era ancora più bagnato e sporco di Vera.
Zack: Co... Cosa ho...
Improvvisamente ebbe un flashback, dove c'era un ragazzo decisamente ubriaco che parlava a vanvera, mentre una ragazza tentava di trascinarlo via. Erano lui ed Isabelle. Lui si liberò della presa di Isabelle e, in un tentativo di allontanarla, si avvicinò quasi per sbaglio a due ragazzi più giovani. Vera e Manuel. Continuò a parlare a vanvera, anche dopo che Isabelle lo ebbe raggiunto. Quest'ultima stava ancora tentando di dissuaderlo dall'importunare chiunque gli capitasse a tiro, in questo caso Manuel e Vera. Nella mente di zack rimbombarono parole decisamente sgradevoli. "Inutile... Inutile..." si accorse con orrore che le stava rivolgendo a Manuel, ridendogli praticamente in faccia. Sperò che Manuel avesse reagito, gli avesse mollato un ceffone o qualcosa del genere. Purtroppo il ragazzo aveva agito nel peggiore dei modi, se ne era andato via correndo. Dopodichè vide un Zack Fair che non gli somigliava per niente cadere sul pavimento.
Così si rese conto di quello che era successo la sera prima, e potè guardare Manuel con lo sguardo più dispiaciuto che avesse mai fatto in tutta la sua vita. Questo però non fece che alimentare una rabbia repressa già di per sè incredibile, sepolta in Manuel.
Zack: Manuel... Manuel scusa, io... Mi dispiace...
Manuel: Ti dispiace? TI DISPIACE?!? BENE... ORA CHE LO SO, STO BENISSIMO!! GRAZIE ZACK!!
Izzy: Manuel... Ti prego...
Vera si avvicinò ad Isabelle silenziosamente, e le fece sussurrò di lasciarli soli. Le due ragazze uscirono dalla stanza, anche se Isabelle era leggermente riluttante.
Zack: Manuel... Quello che ho detto... Non è che...
Manuel: NON LO PENSAVI SUL SERIO, EH?? STAVI PER DIRE QUESTO?? MA COSA CREDI, CHE SIA STUPID0?!?
Zack: Ma... Ma è così! Devi credermi... Manuel... Amico...
Manuel: NON... COME PUOI CHIAMARMI ANCORA "AMICO"??
Zack: Come posso...? Perchè?
Manuel: SI!! COME PUOI SERIAMENTE PENSARE CHE DOPO TUTTO QUELLO CHE E' SUCCESSO, TU SIA ANCORA MIO "AMICO"??
Zack: Tutto quello... Tutto quello che è successo? Non ti sembra di esagera...
Manuel: NO! PER NIENTE!! TU NON TE NE RENDI CONTO, VERO?? PER TE VA SEMPRE "TUTTO BENE", EH?? BEH, PER ME NO! NON VA BENE NIENTE, NON VA BENE!!
Zack: Manuel... Perchè non ti calmi e ne parl...
Manuel: CALMARMI?? CALMARMI?!?
Manuel alzò un pugno, e sferrò un colpo micidiale in apparenza diretto a Zack, ma che dopo una brusca curva colpì la parete, creando un buco della dimensione della mano del ragazzo. Da lì si affacciò un signore stempiato con i capelli grigi.
Manuel: E TU CHE HAI DA GUARDARE??
Il signore cadde all'indietro, spaventato, e non si fece più vedere.
Manuel: PER TUTTO QUESTO TEMPO... IO CREDEVO... SPERAVO... CHE FOSSIMO AMICI!!
Zack: Ma... Ma noi siam...
Manuel: NO, CHE NON LO SIAMO!! PER TE IO NON CONTO NIENTE!! COME PER TUTTI, DEL RESTO!! A NESSUNO IMPORTA DI ME!! NE' A TE, NE' ALLA MIA FAMIGLIA, NE' A NESSUN ALTRO AL MONDO!! SAI COSA TI DICO?? CHE DA OGGI IN POI ANCHE A ME NON IMPORTERA' NULLA DEL MONDO, DELLE PERSONE, DI NESSUNO!! CONTINUALA DA SOLO LA TUA AVVENTURA, GUERRIERO DELLA LUCE!! IO... IO MI CHIAMO FUORI!!
Dopodichè, senza aggiungere altro e senza lasciare allo spadaccino ancora frastornato dagli effetti dell'alcool il tempo per ribattere, spalancò la porta, uscì e la chiuse con talmente tanta violenza da mandarla fuori dai cardini. Zack rimase lì, con la bocca spalancata, senza riuscire a dire nulla. Si distese sul letto e si passò una mano fra i capelli.
Zack:... Sono un cogli0ne.
L'alcool iniziava a dissolversi e Zack iniziava finalmente a mettere in moto il cervello. Isabelle, nel frattempo, era entrata timidamente nella stanza, e stava aggiustando la porta con la magia. Si sedette sul letto, vicino a Zack, ed iniziò a far levitare i piccoli frammenti di muro che si trovavano per terra e a riparare il buco creato da Manuel.
Izzy: Ehi, Zack...
Zack: Izzy... Che cosa ho fatto?
La ragazza non rispose, si limitò a stendersi nel letto appoggiando la testa sopra il petto di Zack.
Izzy: Manuel... E' un ragazzo molto solo... Dico bene?
Zack non rispose, almeno non in una lingua comprensibile.
Izzy: Insomma... Tu lo conosci meglio di me, di sicuro...
Zack: Si, lui è molto solo.
Izzy: Ha pochi amici?
Zack: Direi... Che non ne ha proprio... A parte me e...
Izzy: E...?
Zack: Una ragazza di nome Lucy.
Izzy: E dove si trova, questa ragazza?
Zack: Io... Credo... Che sia morta nell'incendio che è scoppiato nel villaggio di Manuel... Ma lui... Dice che è ancora viva... E vuole ritrovarla...
Izzy: E quindi tu sei il suo unico amico... Ehm... "Concreto"...
Zack: Si, sempre che mi voglia vedere ancora...
Izzy: Oh, non dire così... Vedrai che tutto andrà...
Zack: Bene? Stavi per dire bene? Se c'è una cosa che ho imparato da Manuel, è che le cose non vanno sempre bene. E questa... E' una di quelle volte in cui non va bene per niente.
Izzy: Ma nulla vieta che possa migliorare!
Zack: Beh, anche perchè peggio di così è difficile...
Izzy: Zack... Ascoltami... Devi reagire! Non puoi lasciare Manuel in quello stato, lui ha bisogno di perdonarti!
Zack: Bisogno... Di perdonarmi?
Izzy: Sei il suo unico amico! Ora che ti ha trovato... Non può più pensare di vivere senza di te! Però allo stesso tempo si sente inferiore, perchè tu sei un Guerriero della Luce e lui no. E quando ti dice "va tutto bene", in realtà lo fa per non preoccuparti, anche se cova dentro di sè un sentimento indescrivibile!
Zack: Ma... E perchè lo fa? Non può semplicemente dire tutto quello che pensa?
Izzy: Ma perchè è ancora un ragazzo, Zack. Ha diciassette anni, eri anche tu così alla sua età, sono pronta a scommetterlo.
Zack:... Io... Ecco... Non proprio così, ma... Avevo i miei problemi. E di certo non ne parlavo molto.
Izzy: E perchè non ne parlavi?
Zack: Perchè nessuno riusciva a capirm... Oh.
Isabelle si alzò dal letto.
Izzy: Oh, ci sei arrivato, eh?
Anche Zack si alzò, e si posizionò di fronte alla ragazza.
Zack: Sono stato uno stupid0.
Izzy: Si, lo sei stato. Ora però va' da lui.
Zack sorrise ad Isabelle, le stampò un veloce ma intenso bacio sulle labbra e se ne andò dalla stanza correndo come un matto. Lei arrossì lievemente, si toccò le labbra, poi si lasciò cadere sul letto, sorridendo.
---​
Vera: Manuel... Fermati... Non sai nemmeno dove...
Manuel non rispose nulla, si limitò a spalancare la porta della Maison ed uscire nuovamente. Fu grato al cielo per la pioggia, che impediva a chiunque di vedere le lacrime rigargli le guance. Alcuni tuoni echeggiarono nel cielo, era in corso un temporale con i fiocchi.
Vera: Manuel... Ti prego... Fermati!
Manuel: Perché?
Vera: Perchè... Io... Voglio aiutarti!
Manuel: E perchè dovresti? Chi sono io per te? Solo un estraneo.
Vera: Io... Non... Non serve un motivo, per voler aiutare qualcuno! Perchè non ti lasci aiutare?
Manuel: Non ne ho bisogno.
Vera: Invece SI, che ne hai bisogno. Fermati immediatamente!
Manuel si fermò, esasperato, si voltò verso Vera e la guardò dritta negli occhi, aspettando che dicesse qualcosa per "aiutarlo". Vera prese fiato, come per dire qualcosa, ma si rese effettivamente conto di conoscere troppo poco sia Manuel che Zack, per poter dire qualsiasi cosa. Si morse il labbro inferiore.
Vera: Dove vuoi andare?
Manuel: Via da qui.
Vera: D'accordo. Facciamo una passeggiata fuori città?
Manuel:... Ok.
---​
Un enorme figura rossa che ricordava vagamente un pipistrello svolazzava nel cielo, passando attraverso le nuvole cariche di lampi e pioggia. Che tempo bizzarro, prima una tempesta magnetica durata pochi minuti, poi un diluvio durato tutta la notte e poi, la mattina, un temporale impressionante che continuava tutt'ora. Eccola, la catena montuosa di Zanarkand, la sua meta. Atterrò leggero come una piuma su una roccia sporgente, e trovò un essere totalmente avvolto da un mantello ocra, che stringeva un coltello ed una lanterna sempre accesa, era alto circa . Sotto il cappuccio brillavano due occhi gialli. Questi parlò in una lingua incomprensibile per qualunque essere umano, ma che Vincent Valentine conosceva molto bene in quanto i Vampiri, come i Tomberry, erano creature della notte.
"Salve, signor Valentine, -aveva detto la creatura- il nostro capo la sta aspettando. La prego di seguirmi." Vincent ringraziò nella medesima lingua, che sembrava un misto fra il sibilo di un serpente ed il rumore del vento fra le foglie, poi seguì il piccolo essere dentro ad una grande grotta. Prima di entrare si chiese se stava davvero facendo la cosa giusta, senza però riuscire a rispondersi.
 

Odstarva

Ashaad Nehraa Talan
Hai già letto tutto fino a qui? Complimenti asd.
Eeee non ci siamo incagliati, dai, il mio collega promette che entro il finesettimana posta.
Anzi, prometto io per lui ù.ù
 

Doomrider

Guerriero della Luce
Episodio XLIV

Zack uscì dalla porta della sua camera ancora abbastanza intontito; prima di scendere le scale trovò la sua spada, Excalibur, appoggiata in un angolo. Aveva la lama opaca, priva della luce che l'aveva caratterizzata fin dagli eventi di Cornelia. Senza preoccuparsene troppo, Zack se la caricò dietro le spalle, e scese le scale. Osservò la stanza al piano di sotto, dove la sera prima aveva dato un pessimo spettacolo, che era stata completamente riordinata e rimessa a nuovo da un Bartz stranamente operativo. Lo spadaccino si guardò intorno, sperando di vedere Manuel seduto da qualche parte, ma non lo trovò. Non c'era nessuno, né Manuel, né Vera, né Barret; solo Bartz, che stava trafficando dall'altra parte del bancone.
Il ragazzo non sembrò degnarlo neppure di uno sguardo, solo un'occhiata veloce prima di tornare al lavoro. Zack lo superò e si diresse verso la porta principale, determinato a trovare Manuel ad ogni costo.
Esattamente prima di fare il primo passo oltre quella porta, una voce maschile possente fece sobbalzare lo spadaccino.
Barret: Dove stai andando, Guerriero della Luce?
Zack si voltò, abbassò lo sguardo e rispose
Zack: Devo.. riparare a un errore.
Barret incrociò le braccia, con fare severo.
Barret: Un errore? Intendi tutto l'alcol che hai bevuto ieri sera?
Zack: ..non l'alcol. Lo so, non mi sono comportato come dovrei.. specialmente in momenti come questi, ma...
Barret: Quel che è fatto è fatto. Non potrai cancellarlo, se è la tua reputazione che vuoi ripristinare, non ti servirà a nulla uscire in mezzo a un temporale.
Zack: Non hai capito. Non mi interessa un bel niente della mia reputazione. C'è qualcosa, anzi, qualcuno più importante.
Barret: Qualcuno, eh? Ti riferisci forse a quel capellone che è scappato via un'ora fa inseguito da mia figlia? Bah, non mi sembra che tu l'abbia trattato così male in fondo. Anzi, forse hai fatto bene, anche se erano deliri da ubriaco. Quel ragazzo non ha un'aria affidabile; è un poco di buono, te lo dico io.
Zack fece due passi verso il suo interlocutore, rientrando al centro della stanza; alzò la testa e puntò gli occhi in quelli di Barret, cambiò tono di voce e lo interruppe ferocemente
Zack: E tu che DIAVOLO ne sai?! Manuel NON è un poco di buono. E non è inutile. E' innanzitutto mio amico, e non permetto che si parli così di lui!
Barret fece spallucce e commentò
Barret: Beh, se è tuo amico.. ti conviene dirglielo di persona. E' dietro di te.
Zack: Che c..?
Lo spadaccino si voltò sorpreso verso la porta, mentre un lampo improvviso entrava nella stanza. Sulla soglia vi erano due figure, entrambe con i vestiti bagnati fradici dalla pioggia che scendeva copiosa all'esterno; guardandoli meglio, Zack riconobbe Vera e, a un passo subito dietro di lei, Manuel. Entrambi i ragazzi grondavano acqua da tutte le parti, come risultato della loro “passeggiata” all'aperto durante un diluvio simile, ma la cosa che intimoriva di più era la loro espressione. Manuel aveva la faccia dello stesso colore del cielo, grigio funebre, che risaltava ancora più minacciosa e oscura durante i frequenti lampi e fulmini che si abbattevano dal temporale. Aveva i pugni serrati, con le braccia distese lungo la schiena; il ragazzo non perse tanto tempo sulla soglia e fece il primo passo all'asciutto. Incrociò per un secondo lo sguardo di Zack, il quale fece un passo all'indietro e gettò un'occhiata alla ragazza dietro al suo “amico”
Vera aveva il volto scuro, serissimo, e Zack si accorse che lo stava squadrando centimetro per centimetro, come se fosse estremamente arrabbiata con lui. Nonostante questo la ragazza non disse nulla e rimase un passo indietro a Manuel, in attesa.
Mille volte meglio affrontare una decina di berserker imperiali, pensò Zack, piuttosto che trovarsi in quella situazione. Barret rimase con le braccia incrociate, ad osservare ciò che sarebbe successo da lì a poco; Bartz alzò lo sguardo dal bancone, finì velocemente di lavare i piatti e si dileguò al piano di sopra.
Una folata di vento improvvisa, segnale che il temporale di fuori stava peggiorando e sarebbe diventato una vera e propria tempesta tropicale entro pochi minuti, fece sbattere la porta dietro Vera. Un brivido quasi impercettibile scivolò lungo la schiena di Zack.
Per sua fortuna, il rumore della pioggia era ancora molto forte nonostante la chiusura della porta, per cui il silenzio pesantissimo di quei momenti era quantomeno sopportabile. Zack chiuse gli occhi un attimo e fece un respiro profondo, per farsi più coraggio possibile, dopodichè decise di rompere subito quel silenzio collegandosi all'ultima frase pronunciata da Manuel prima di andare via.
Zack: ...Manuel.. sei tornato..?
Manuel rispose dopo quattro secondi netti, tempo sufficiente per far quasi iniziare a tremare il Guerriero della Luce; l'Excalibur dietro la sua schiena aveva ancora la lama spenta, come una comunissima spada di acciaio, ma la runa impressa vicino all'elsa iniziò a emanare una flebile luce, quasi impercettibile.
Manuel: Sono tornato a prendere le mie cose.
Zack: ..qui.. quindi parti?
Manuel: Me ne vado, Zack. Me ne vado per la mia strada. Da solo sono nato e da solo morirò.
Zack: Sei davvero sicuro di quello che stai facendo?
Manuel: Meglio soli che male accompagnati. Almeno non mi sentirò più dire che sono un peso per qualcuno. E adesso, se permetti, vado di sopra.
Manuel fece un paio di passi verso le scale, ma Zack lo raggiunse e lo prese per un braccio, per trattenerlo.
Zack: Aspetta!
Manuel si divincolò violentemente dalla presa e gridò
Manuel: CHE COSA?! Che cosa dovrei aspettare?!?
Barret sussultò, credendo che stessero per arrivare alle mani. Vera incrociò lo sguardo di suo padre e gli disse
Vera: Papà.. andiamo di sopra.
Silenziosamente, la ragazza si avvicinò a Barret e lo prese per mano, convincendolo a seguirla su per le scale. Barret era abbastanza riluttante dall'andarsene e non poter vedere l'epilogo fra i due, ma la volontà della figlia era troppo determinata per poterglielo permettere, così entro nella sua stanza. Sul pianerottolo antistante la porta della stanza di Zack, Vera trovò Izzy; era in piedi con le spalle appoggiate alla porta chiusa, e aveva uno sguardo preoccupato.
Vera: ...entriamo. Lasciamoli discutere da soli.
Izzy non rispose nulla, si limitò solo a guardare Vera negli occhi.
Vera: ..devo parlarti. Vieni dentro.
Isabelle riconobbe una luce nota negli occhi della figlia di Barret, e per questo non obiettò nulla. La seguì, e chiuse la porta dietro di sé.
Al piano inferiore Manuel era ancora in attesa di una risposta, ma Zack non sapeva come dirglielo. Che caspita, era la prima volta nella sua vita che si trovava ad avere un problema di comunicazione, ma sapeva anche perchè: se avesse detto le parole sbagliate, nella migliore delle ipotesi Manuel lo avrebbe mandato semplicemente a quel paese, se non fosse arrivato addirittura alle mani, e tutti i tentativi di farsi perdonare sarebbero stati disciolti come neve al sole.
Manuel: Allora?!
Zack: ..Man.. io.. volevo dirti.. che... ciò che ti ho detto quella notte a Cornelia era vero.
Manuel: Vuoi ancora dirmi qualche altra falsa metafora? Le stelle non hanno funzionato, mi dispiace. Cosa dovrei essere adesso, il Sole?!
Zack scosse la testa
Zack: No. Niente metafore. Non sai quanto mi disp..
Manuel: Risparmiatela. Me l'hai già detta quella di ieri sera, non ci..
Zack: NO! Fammi parlare! Per quanto riguarda ieri sera, mi ucciderei seduta stante se bastasse, ma non credo che ti interessi saperlo. La cosa più importante che devo dire è che mi dispiace da morire che non ho mai capito un benemerito niente dei tuoi problemi. Tutte le volte in cui mi dicevi “Si, va bene” in realtà non era vero. Prima non me ne rendevo conto. Adesso però sì. Solo adesso capisco quanto sei solo, quanto sia importante per te avere un amico.
Manuel digrignò i denti e strinse i pugni
Manuel: Cosa vuoi darmi, compassione?! Non so cosa farmene della tua pietà. Vai a salvare il mondo, piuttosto. Guerriero della Luce.
Zack tirò uno schiaffo improvviso a Manuel, rivoltandogli la faccia.
Zack: NO! Finiscila con questa storia del Guerriero della Luce. Non me ne può fregare di meno di darti compassione, e non provo pietà per te. Quello che voglio è che tu sia mio amico. E se per questo il mondo deve andare a rotoli, così sia.
Detto questo prese la spada, l'Excalibur, con la runa scintillante nel centro della lama e la mise di fronte a Manuel.
Zack: La vedi questa spada? Sai benissimo cosa rappresenta per me. E' la mia stessa vita, anzi di più. Ebbene..
Lo spadaccino prese la lama con entrambe le mani e la strinse, fino a farsi sanguinare le mani. Dopodichè la lanciò violentemente per terra, esattamente ai piedi di Manuel.
Manuel: Perchè?
Zack: Quella spada è tutto per me. Ma non vale assolutamente niente se fallirò nel mio obiettivo primario, cioè riottenere la tua fiducia. Se non vuoi più avere niente a che fare con me, dovrai prendere la mia spada e portartela via.
Manuel rimase shockato, sebbene ancora abbastanza arrabbiato. Non si sarebbe MAI aspettato una azione del genere, ma ciò che provava nel subconscio aveva già preso la propria decisione. Anche perchè ci vuole poco a sfondare una porta che vuole essere aperta.
Manuel: Non.. non dire sciocchezze. Quella spada.. ti serve. Per salvare il mondo.
Zack: Hai detto bene. Senza Excalibur non avrò nessuna speranza di battere il Chaos.
Manuel: Allora riprenditela. Che senso ha cedere la tua unica arma di vittoria?
Zack: Se non posso riparare a un torto con un amico, vuol dire che l'amicizia non esiste. E un mondo senza amicizia non vale la pena di essere salvato.
Seguì un breve istante di silenzio, dopodichè Manuel si inchinò, sollevò a fatica l'elsa della spada e la porse a Zack. Ora non si sentiva più il rumore della pioggia, e i primi raggi di sole iniziavano a penetrare dalle tende: il temporale era ormai passato.
Manuel: Allora riprendi la tua spada, Guerriero della Luce. Anzi.. amico.
 

Odstarva

Ashaad Nehraa Talan
Episodio XLV

Izzy:... Ecco tutto. Beh, tutto da quando sono arrivata io.
Vera: E Zack in tutto questo tempo... Davvero non ha capito che Manuel soffriva?
Izzy: Io... Non so... Non credo che Zack... Ehm... Non lo so.
Vera:... E Manuel non ha mai detto nulla? Mai mai?
Izzy: Non che io sappia...
Vera:... Uomini.
Izzy: Già.
Calò un silenzio imbarazzante, il silenzio imbarazzante che si crea fra due ragazze che non si conoscono abbastanza bene, che si ritrovano a parlare di due uomini che, più o meno segretamente, sono nel loro cuore.
Sentirono bussare, immediatamente dopo una virile e potente voce.
Barret: Penso cha abbiano finito, non si sente più nulla!
Vera: Arriviamo!
Le due, sollevate, si alzarono ed uscirono dalla stanza. Seguirono Barret giù e vi trovarono Zack e Manuel seduti ad un tavolo. Il temporale era cessato, il cielo ora era avvolto solo da una grigia rassegnazione di nuvole, cupa e deprimente. Manuel era apparentemente sereno, ma in cuor suo si chiedeva cosa fosse cambiato. In fondo non aveva fatto altro che accettare le scuse di Zack e prendersi un ceffone. Si chiese se fosse davvero quella l'amicizia, fatta di ceffoni, problemi, sofferenze, litigi, segreti, bugie e perdono. Zack, per la prima volta, non era sicuro che fosse tutto a posto, però almeno aveva convinto Manuel a proseguire il viaggio con lui. Le cose si sarebbero sistemate, presto o tardi. Rivolse un sorriso alle ragazze e a Barret e li salutò.
Zack: 'Giorno.
Barret: Hmpf.
Izzy: Buongiorno!
Vera non salutò. Stava guardando Manuel, che si fissava inistentemente le ginocchia. All'improvviso si accigliò.
Vera: Ehi, tu! -Lo chiamò. Manuel alzò lo sguardo- Perchè non sei ancora pronto?
Manuel: P... Pronto? Per cosa?
Vera: Non volevi fare un giro fuori città? Non penserai mica che ti porti in quelle condizioni, vero?
Il ragazzo si guardò i vestiti, come se se ne ricordasse solo in quel momento.
Manuel: Ma... Non ho nulla da mettermi.
Vera: No? Allora è il caso che io ed Izzy andiamo a fare un po' di shopping, eh?
Manuel fece una faccia a metà fra una colica renale ed un sorriso. Vera si rivolse ad Izzy.
Izzy: Oh, io... Per me va bene!
Barret: Ohi, ohi, OHI. Un momento, per me non va per niente bene! Un giro fuori città? Shopping? E la Maison? Chi è che la pulisce?? E' da ieri che lo rimandi, Vera, ora non puoi più evitarlo, mi dispiace!
Vera: Ma papi...
Barret: Eh, NO! Questa volta non c'è "papi" che tenga! Tu ora...
Manuel: Lo faccio io!
Si era alzato in piedi, colto da un'improvvisa ispirazione. Se ne era immediatamente pentito, ritrovandosi gli occhi di tutti puntati addosso.
Barret: Tu?
Zack: Ed io lo aiuterò!
Si intromise anche Zack. Barret fece una faccia che significava "Ah, beh, allora se c'è anche il Guerriero Ubriacone non c'è problema!", però non disse nulla.
Zack: E' il minimo, dopo che ci avete ospitati gratis...
Barret acconsentì di malavoglia.
Barret:... Ok, va bene. Ma fate un bel lavoro, ok??
Zack: Nessun problema.
Barret: Bartz vi darà una mano. Se batte la fiacca, chiamatemi.
Vera: Grazie Manuel, grazie Zack. Andiamo, Izzy?
Zack: Un momento Izzy! Tieni questi! -Lanciò un sacchetto tintinnante di monete d'oro alla ragazza- Per noi tre.
Izzy: Grazie mille, Zack!
Manuel si rese conto solo in quel momento di non avere di che pagare ed abbassò lo sguardo. Zack lo intercettò.
Zack: Nessun problema, amico.
Manuel:... Grazie.
Un debole raggio di luce solare filtrò dalle nuvole.
---​
Un uomo era seduto sul bordo di una fontana in un'anonima cittadina, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia ed un cappuccio ocra sulla testa, che bastava per nascondere i suoi occhi, ma non i biondi capelli linghi fino alla schiena. Indossava una maglia nera attillata, sotto ad una specie di lungo mantello ocra, che copriva tutto il corpo ad eccezione degli stivali, dei brillanti stivali di quello che poteva essere identificato mithril azzurro che sembravano far parte di un'armatura. Posato accanto a lui c'era un oggetto lungo e stretto avvolto dalle bende, simile ad una spada. Una folata di vento improvvisa segnalò la comparsa di un ragazzo alto e pallido, proprio di fianco a lui. Gli dava le spalle. Era avvolto da un mantello rosso sangue, lungo fino a terra dietro, fino al diaframma davanti. Uno dei suoi guanti era dotato di artigli d'oro in apparenza molto affilati. Lungo la gamba destra era riposta, docile nel suo fodero, una lunga pistola finemente lavorata, con tre canne grigio scuro e l'impugnatura di legno lucido e marrone. Ai piedi indossava dei bizzarri stivali dorati a punta. Parlò in un sussurro.
Vincent: Cecil.
Cecil: Vincent.
A rispondere era stato l'uomo alle sue spalle. I due non si guardavano nè su muovevano, nè davano segno di essere ancora vivi.
Vincent: Ho parlato al loro capo. Sono con noi.
Cecil: Prossimo passo?
Vincent: I Mimik.
Cecil: Mimik?
Vincent: Sì. E poi i Guerrieri.
Cecil: Bene.
Vincent: Abbiamo poco tempo.
Cecil: Ce la faremo.
Vincent: Forse sì.
Lo straniero con il mantello rosso sangue si alzò di scatto e sparì in una seconda, feroce folata di vento.
Cecil:... Almeno spero.
---​
Manuel stava camminando sull'erba umida insieme a Vera. Erano passate un paio d'ore, i ragazzi avevano finito di pulire la Maison e le ragazze erano tornate con un paio di borse ciascuna (ed il sacchetto di Zack notevolmente diminuito di peso e volume). I ragazzi avevano sorpreso Bartz a battere la fiacca un paio di volte, ma ovviamente non avevano avvisato Barret. Manuel ora indossava una maglietta rosso acceso ed un paio di pantaloncini corti di blue jeans. Le scarpe di cuoio bianco nuove fiammanti che indossava ai piedi erano bagnate per via dell'acquazzone appena terminato. Ora nel cielo le nuvole erano bianche e distanziate l'una dall'altra, in modo da lasciare al sole la possibilità di illuminare il terreno con i suoi raggi. Era da solo con Vera e non sapeva che dire. Neppure la ragazza sembrava trovare le parole giuste. Di tanto in tanto apriva la bocca per parlare, ma prima che potesse uscire un qualsiasi suono la richiudeva. Camminavano senza una meta precisa, lentamente, l'uno di fianco all'altra. Abbassando lo sguardo quasi per sbaglio, Vera notò le mani di Manuel, finalmente senza bende e rimase scioccata. Afferrò la più vicina con entrambe le mani e la esaminò. Manuel arrossì.
Manuel: Ma... Che fai?!
Vera: Mio Dio, Manuel, che diavolo ti sei fatto alle mani??
Erano piene di cicatrici bianche e lucenti, oppure lividi che sembravano essere lì da molto tempo.
Manuel: Sono... Gli allenamenti...
Vera: Accidenti! Senti qua... Mamma mia....
Le toccava e le massaggiava, e Manuel vi si era abbandonato di malavoglia. La sua pelle durissima era diventata quasi insensibile, eppure avvertiva il tocco di Vera come se fosse stato in carne viva. Lei alzò lo sguardo dalle mani di lui ed i due si ritrovarono con le facce a venti centimetri l'uno dall'altra. Entrambi, contemporaneamente, arrossirono e si voltarono dall'altra parte. Vera lasciò le mani di Manuel e si schiarì la voce.
Vera: Hem. Proseguiamo?
Manuel: Va bene. Ma dove stiamo andando?
Vera: Hmmm... Non lo so... In giro!
Sorrise, ancora rossa in volto da prima. Manuel ricambiò meccanicamente. I due camminarono ancora per mezz'oretta abbondante, poi si accorsero che non riuscivano a proferire verbo, nè a fare una qualsiasi azione, per esempio prendersi per mano, oppure indicare oggetti e animali buffi, oppure le cose che farebbe chiunque altro. Vera, un po' delusa, disse che forse era meglio tornare indietro e Manuel annuì, dicendo che per lui andava bene. Tornarono indietro, percorrendo esattamente lo stesso percorso che avevano battuto all'andata. Vera non accennava a perdere il suo sorriso e non aveva ancora smesso di sperare che Manuel facesse... Qualcosa, prima di tornare alla Maison. Si accorse di aver sbagliato quando non era ancora successo nulla ed i due avevano raggiunto l'entrata del locale del padre. Decise di aiutarlo un po', suonando però leggermente invadente e mettendo in difficoltà Manuel, che in realtà avrebbe voluto fare qualcosa, ma... Non ci riusciva.
Vera: Vuoi... Vuoi dirmi qualcosa, prima che rientriamo?
A Manuel il cuore sprofondò in un abisso. Si odiò per aver risposto un "no" secco. Vera aveva perso il suo sorriso per un secondo, per poi ritrovarlo ed entrare nella Maison come se nulla fosse. Manuel però si era accorto di quel secondo e si era sentito terribilmente in colpa. Perchè poi? In fondo... Cosa si aspettava, quella ragazza? Si crogiolò ancora una volta nelle realtà che si era creato da solo e seguì Vera all'interno del locale.
Sapeva benissimo cosa avrebbe dovuto fare, in realtà, ma non lo avrebbe mai ammesso nemmeno con sè stesso.
 

Doomrider

Guerriero della Luce
..dopo tanto tempo... e a grande richiesta (?).. eccolo!

Episodio XLVI

Vera entrò nella Maison de Suite molto lentamente; le rimanevano ancora un paio di secondi per sperare che Manuel le dicesse qualcosa, ma non poteva aspettare troppo. Ormai aveva fatto il primo passo oltre la porta, era l'ultima occasione. Non ricevendo risposte, la ragazza si rassegnò del tutto e decise di attendere un'altra occasione. Senza darsi tempo di guardare dentro salutò meccanicamente
Vera: Ciao a tutti!
Solo il silenzio le rispose, facendo riecheggiare la sua voce come in un locale completamente vuoto. Solo in quel momento, quando sentì la sua voce riecheggiare in modo sinistro Vera si accorse di cosa era successo: la sala principale della Maison de Suite, che all'esterno sembrava normale e in ordine, era stata completamente devastata: tavoli rovesciati, tovaglie strappate, detriti e pezzi di vetro sparsi ovunque e quel che era peggio, nessuno in giro. Nessuna traccia di Bartz, Barret, Izzy o Zack. Era come se fosse esplosa una bomba silenziosa, che aveva travolto tutto all'interno ma non aveva lasciato nessuna traccia all'esterno.
Vera rimase a bocca aperta, comprensibilmente shockata e quasi con le lacrime agli occhi; Manuel dietro di lei fece un passo in mezzo alla stanza, schiacciando una montagnetta di polvere di vetro ed esclamò
Manuel: Ma.. che cosa è successo qua?!?
La voce del ragazzo fu sufficiente per far riprendere animo a Vera, che cominciò a chiamare a gran voce suo padre, suo fratello, Zack e Izzy; si fece largo tra i tavoli rovesciati e le sedie rotte, incurante dei detriti per terra, e raggiunse le scale. Apparentemente almeno quelle erano intatte; Vera le salì di corsa, mentre Manuel da sotto cercava segni della battaglia: era sicuro che qualunque cosa avesse attaccato la Maison avrebbe di sicuro incrociato la lama di Zack, e quindi si aspettava di trovare del ghiaccio, o acqua, o altre tracce del potere del Guerriero della Luce nella stanza. Sicuramente anche Izzy avrebbe combattuto, ma Manuel non sapeva esattamente sotto quali forme si poteva manifestare il suo potere, per cui si limitò a cercare tracce inerenti al freddo o a colpi di spada.
Al piano di sopra Vera raggiunse il corridoio, dove si trovavano fogli sparsi, pezzi di tessuto e altri segni di battaglia e aprì le porte delle varie stanze, sempre chiamando a gran voce i suoi amici e parenti. La ragazza aprì la porta della stanza di suo padre e suo fratello, ma non trovò nulla di strano; era come se quelle due camere non fossero state toccate dalla battaglia: Barret aveva ancora la sua camera in perfetto ordine, e anche il disordine cronico di Bartz sembrava lo stesso.
Vera quindi corse verso la stanza dei Guerrieri della Luce e trovò la porta aperta; si aspettava di trovare gli stessi segni di passaggio dell'uragano che si era abbattuto al piano di sotto, ma con sua somma sorpresa si accorse che non era successo assolutamente niente. I letti erano rifatti, la stanza era in ordine, come l'avevano lasciata lei e Manuel prima di uscire; l'unica cosa diversa era la porta, che i ragazzi avevano chiuso a chiave e ora invece era aperta, ma niente di più.
Naturalmente non c'era traccia di nessuno, né delle armi dei Guerrieri della Luce.
Al piano di sotto Manuel spostò un po' di tavoli, cercando di farsi largo tra la mobilia rotta e i pezzi di ceramica sul pavimento per raggiungere il bancone. Non sapeva esattamente perchè proprio lì, ma il suo istinto gli diceva di cercare in quella zona; in effetti, avvicinandosi allo scaffale dei superalcolici dietro il bancone Manuel trovò finalmente un segno. Era uno strato di ghiaccio abbastanza spesso, di forma vagamente circolare, sul pavimento.
Manuel: Vera! Ho trovato qualcosa!
Il ragazzo allungò la gamba toccando con il piede lo strato di ghiaccio; abbastanza incautamente Manuel mise anche l'altra gamba in avanti, con il risultato di far cedere la sottile lamina sul pavimento e cadere nella voragine sottostante. Lanciando un grido -che spaventò ancora di più Vera- il ragazzo cadde nel buio per diversi metri fino a finire con la faccia nel fango.
Nonostante il colpo subito Manuel rialzò subito la testa, sputacchiando; si guardò intorno, e vide che era finito in una specie di corridoio sotterraneo. Al di là della pozza di fango in cui era finito, probabilmente generata dai poteri di Zack, il pavimento di quel corridoio era levigato, sembrava quasi di marmo, le pareti erano costituite di mattoni a vista e una debole luce rischiarava l'ambiente. Manuel si rialzò, cercando di togliersi di dosso tutto il fango che aveva irrimediabilmente sporcato i suoi vestiti nuovi, e si guardava intorno. L'unica apertura di quella strana stanza era davanti a lui, estendendosi in un corridoio molto buio.
Vera: Manuel! Tutto bene? Dove sei finito?
Il ragazzo alzò la testa, cercando di nascondere il fango ancora di più dalla vista di Vera., e rispose
Manuel: Non lo so.. di certo stavo meglio prima, però ho trovato una possibile traccia..
Vera: Davvero? Allora aspettami, vengo giù anch'io!
Manuel: No asp...
Cinque secondi dopo Manuel venne schiantato al suolo dal corpo di Vera, che lo fece finire nuovamente con la faccia nel fango.
Vera: Manu? Dove sei?
Manuel: mmfggm... puah! ..so...fmgmm.. tto.. di te!
Vera: Oh scusami! Non ti avevo proprio visto..
Il ragazzo non riuscì a ribadire nulla; non che l'avrebbe mai fatto con qualcuno, anche se aveva ragione, figuriamoci con Vera. Quella ragazza aveva il potere di farlo.. insomma, fargli fare cose strane. Guardando per una volta il lato positivo, adesso anche Vera aveva i vestiti mezzi infangati, così non lui avrebbe dovuto più nasconderli
Vera: Ma dove siamo finiti? Non sapevo che sotto la Maison di papà ci fosse questo... corridoio?!
Manuel: … se non lo sai te...
Vera: Aspetta! Sento dei passi!
Manuel tacque e si voltò di scatto verso l'apertura del corridoio; in effetti ora si sentiva l'eco di passi, leggeri e veloci, come di una persona che sta correndo. Vera si avvicinò verso l'entrata, speranzosa di vedere comparire prima o poi suo padre, Bartz, Zack o Izzy.
Passarono cinque minuti, sei minuti, otto minuti.. poi dieci, quindici. Venti, ventidue.. e i passi continuavano a farsi sentire, ma non compariva mai nessuno.
Al ventiquattresimo minuto di attesa, proprio quando Manuel stava decidendosi di prendere l'iniziativa e avanzare verso il corridoio, finalmente apparve una sagoma nella foschia.
Nella penombra Vera e Manuel videro comparire una figura femminile, abbastanza esile, che correva nella loro direzione; mentre si avvicinava sempre più verso di loro, l'eco si fece più nitido: oltre ai passi si sentiva anche un rumore più pesante, come se si stesse muovendo della ferraglia.
Manuel si sforzava di vedere chi fosse, ma la penombra di quel luogo rendeva impossibile apprezzare qualsiasi dettaglio utile. Solo quando entrò nel cono di luce generato dallo squarcio molti metri sopra, la figura misteriosa venne identificata: era a tutti gli effetti una ragazza, dall'aspetto molto giovane, probabilmente aveva la stessa età di Manuel. La cosa che colpì immediatamente Vera, distruggendo tutte le sue speranze di vedere uno dei suoi parenti e amici, fu la lunga treccia rossa che scendeva dolcemente lungo la schiena della ragazza e terminava con un elegante fiocco rosso, che lasciava le punte dei suoi capelli libere di aprirsi quasi a ventaglio. Al di sotto della frangia che le copriva la fronte, scintillavano due occhi grandi, rossi come i capelli e brillanti come pochi al mondo; la ragazza indossava un'armatura leggera al cui centro era incastonata una gemma rossa, un mezzo busto da cui compariva la maglietta rosa che si estendeva per l'intera lunghezza delle sue braccia e che costituiva probabilmente il suo vestito abituale. Una gonna abbastanza lunga lasciava scoperte le gambe dal ginocchio in giù, mentre gli stivali che indossava erano rinforzati da delle cavigliere di metallo dello stesso tipo del mezzo busto. Al polso destro aveva un bracciale con incastonato una pietra simile a quella al centro del suo petto; altre due pietre simili erano presenti sulle lunghe cavigliere, e conferivano un'aria guerriera e allo stesso tempo nobile alla ragazza.
Si fermò a pochi passi da Manuel e Vera, ansimante per la lunga corsa e con le braccia incrociate davanti a sé
Manuel: ….
Vera: ehi, ciao! Chi sei? Ci puoi aiutare?
La ragazza inizialmente non rispose, rimaneva con lo sguardo a terra per riprendere fiato, stremata dalla lunga corsa.
Manuel: …
Vera: Ma.. stai bene? Riesci a sentirmi?
Vera allungò il braccio verso di lei, ma la ragazza si tirò indietro con uno scatto e continuò ad ansimare. Qualche istante dopo, alzò lo sguardo verso Manuel e lo guardò per un paio di secondi, quindi finalmente si decise a parlare
???: ..tu... tu sei Manuel, giusto?
Manuel rimase esterrefatto. Da quanto poteva ricordarsi, non aveva mai conosciuto una ragazza simile.. eppure lei sembrava conoscerlo, e molto bene anche.
???: Ti.. prego.. dimmi se sei Manuel... è importante!
Manuel: ..s..sì, sono io. Cosa c'è?
Alla conferma la voce della ragazza divenne più rotta dalla commozione, tanto che se fosse stato più vicino, Manuel sarebbe stato preso per il bavero.
???: Devi andare.. Il tuo amico Zack ha bisogno di te.. è questione di vita o di morte!!
Manuel: ..c..cosa? Zack, hai detto?!
La ragazza lo guardò negli occhi, sempre ansimante; dopodichè fece cenno affermativo con la testa.
Vera non rimase ad ascoltare un secondo di più; prese per il braccio Manuel e lo spinse verso il corridoio, gridando
Vera: Sì, ha detto Zack! Che fai, muoviti, ti stanno aspettando.. anzi, CI stanno aspettando!! Muoviamoci!!
Manuel: Sì ma.. dove dovr... ehi, aspetta un attimo!
Il ragazzo si fermò, ma non perchè non volesse ascoltare Vera; la sua attenzione era focalizzata da quella strana ragazza che si era appena presentata davanti a loro. Non sapeva dire perchè, ma sentiva una strana sensazione nell'osservarla: c'era qualcosa che gli ricordava Lucy in quella giovane, anche se non assomigliava per nulla alla sua amica d'infanzia.
Manuel: ...non.. ci hai ancora detto come ti chiami!
Vera rimase ferma , sempre con le mani a tirare il braccio di Manuel verso di sé; in effetti anche lei era rimasta incuriosita da quell'incontro, ma l'apprensione per la sorte dei suoi famigliari era più forte di qualsiasi altra cosa. In compenso la risposta attesa da Manuel non si fece attendere più di tanto, visto che ormai la ragazza aveva recuperato il fiato e ora aveva anche alzato lo sguardo verso i due.
???: Il mio nome è Luce. Ma non c'è tempo da perdere, il vostro amico Zack è in pericolo!
Manuel rimase in fissa per qualche minuto, con lo sguardo da ebete puntato sempre verso la ragazza. Luce.. un nome certamente inusuale.. non solo le sensazioni, ora anche il suo nome richiamava quello di Lucy. Solo un ennesimo strattone al braccio di Vera lo riportò alla realtà, o meglio alla sua realtà, quella che si era costruito da solo. Cosa stava vaneggiando? Lucy era ormai persa, irrimediabilmente persa nell'incendio che aveva devastato il suo villaggio. Non c'era più nessuno al mondo a cui lui poteva interessare... a parte Zack, che a quanto pare ora era in pericolo. E chiedeva di lui.
Vera: Allora, andiamo o no?!
Manuel: Va bene Luce. Facci strada, siamo pronti.
La ragazza dai lunghi capelli rossi non esitò un secondo, fece un rapido passo in avanti
Luce: Seguitemi, ci vorrà un po'.. Zack è lontano.
Detto questo si gettò di corsa nella penombra, seguita a ruota da Vera e Manuel. Nonostante tutto, dopo i primi due minuti in cui non vedevano quasi nulla, gli occhi dei due ragazzi si abituarono presto alla penombra e poterono così aumentare il passo; Luce invece non sembrava risentire della mancanza di.. luce appunto, e correva senza preoccuparsi di nulla. Corsero per almeno un quarto d'ora, sempre lungo la linea retta del corridoio; Vera lanciò uno sguardo alla treccia della ragazza davanti a lei, che ondeggiava sulla sua schiena ad ogni passo. Non sembrava neppure che avesse fatto tutta quella strada già una volta, correva disinvolta come se fosse appena partita. Il fisico di Manuel era ben allenato, e per lui non fu un problema stare dietro a Luce; Vera invece qualche problemino in più iniziava a sentirlo, ma proseguiva comunque grazie alla forza dell'apprensione che nutriva nei confronti della sorte di suo padre, suo fratello, Izzy e Zack.
Dopo esattamente ventisette minuti dalla partenza, i tre raggiunsero la loro destinazione, la fine del corridoio. Si trattava di un'area circolare con una colonna di pietra centrale; le pareti e il pavimento interrompevano bruscamente col corridoio diventando una vera e propria grotta, sufficientemente spaziosa per accogliere una ventina di persone. La colonna centrale non era una vera e propria colonna, era in realtà una formazione rocciosa dal pavimento, che si innalzava più o meno fino a sfiorare il soffitto senza però fondersi in esso.
Alcune rocce particolari che tappezzavano le pareti intorno emanavano una tenue luce verdastra, ma né Manuel né Vera prestarono attenzione a questi dettagli, perchè la scena che si parava davanti a loro attirò tutti gli interessi.
Davanti alla.. protuberanza rocciosa troneggiava un grosso, indescrivibile mostro meccanico, analogo a quello che aveva attaccato Cornelia, con la sola differenza che questo esoscheletro era almeno cento volte più resistente e letale. La cupola centrale, che sormontava il corpo sferico da cui fuoriuscivano diverse braccia, ospitava il suo comandante. Dalla sfera fuoriuscivano numerosi tentacoli, di cui due erano approfondati nelle viscere della terra e i restanti vorticavano minacciosamente nell'aria; Vera cacciò un urlo quando vide che due di cui tentacoli stringevano i corpi privi di sensi di Barret e Bartz, mentre Manuel capì la gravità della situazione quando vide Izzy poco distante in ginocchio stremata e Zack in un angolo della grotta, cercando di difendersi dall'attacco di almeno tre tentacoli uno più letale dell'altro. Sul corpo dell'esoscheletro erano visibili i segni della battaglia che fino ad allora si stava consumando: alcuni pezzi di ghiaccio nascondevano squarci di media entità nella paratie meccaniche, mentre diversi tentacoli erano stati troncati e si muovevano come capelli impazziti durante una folata di vento.
Manuel capì che Luce non aveva affatto mentito, a Zack serviva veramente una mano, ma non sapeva cosa fare.. in fondo lui non era un Guerriero della Luce, e poteva contare solo sui suoi pugni.. valorosi certo, ma non sufficienti per eliminare quella specie di octopus infernale. Ma la cosa che fece raggelare il sangue al diciassettenne fu la voce che lo accolse, quando il robocoso pluritentacolare si accorse del ritorno di Luce. Una voce che aveva già sentito, e che avrebbe giurato sul suo sangue che non avrebbe mai più sentito. Una voce che se la prese proprio con la ragazza dai capelli rossi, facendo così intuire che alla battaglia iniziale aveva preso parte anche lei. Una voce che sembrava provenire dall'oltretomba, carica di odio e rancore. La voce di...
Hojo: Ragazzina, sei tornata?! E hai trovato l'altro moccioso, vedo.. quindi volete morire tutti insieme! Molto bene, fatevi sotto!!
Manuel rimase esterrefatto. Hojo non era morto grazie al Potere dell'Inverno a Cornelia? Com'era possibile che.. prima che potesse fare altri pensieri, Hojo guidò il suo nuovo gioiello di meccanica puntando contro di lui, Vera e Luce. Due tentacoli afferrarono le ragazze, mentre lui riuscì a schivare la propaggine che minacciava di catturarlo con riflessi felini, andando a sbattere contro una delle pareti. I tentacoli strinsero la morsa, e le due ragazze si misero comprensibilmente a urlare. Manuel si guardò intorno e istintivamente strappò via una pietra luminescente dalla parete, con la quale allontanò il tentacolo destinato a lui. Quindi si buttò nel combattimento istintivamente, lanciandosi contro il tentacolo più vicino alla sua posizione e quello che pensava meno facilmente difendibile: era quello che stringeva Luce e che stava cercando di soffocarla. Improvvisamente, proprio quando Manuel stava per colpire il tentacolo con la pietra diventata arma impropria, dal bracciale della ragazza sfolgorò una luce rossa abbagliante. Lanciando un grido più forte degli altri, Luce fece esplodere il suo potere nascosto, che proruppe in un'esplosione di fiamme che avvolse dapprima il suo corpo e successivamente si estese al tentacolo, incenerendolo all'istante. Manuel fu abile nello schivare le fiamme divampanti e assestò un colpo violentissimo con entrambi i pugni nella carcassa meccanica al punto d'attacco del tentacolo, ora un moncherino fumante. Al contatto si sprigionò una luce abbagliante innaturale, che venne rifratta e riflessa dalle pietre delle pareti, tanto da far comparire un esile arcobaleno. Tutto l'esoscheletro di Hojo tremò in modo così violento che Bartz, Barret e Vera vennero lasciati cadere per terra, e Zack dall'altra parte ne approfittò per tagliare altri due tentacoli e infliggere nuovi danni alla nuova superarma di Hojo. Nonostante tutto i tentacoli più grossi, quelli che stavano scavando sempre di più nella terra, erano rimasti intatti. Il consigliere dell'Imperatore lanciò un grido di furia omicida, e si lasciò scappare una frase che non avrebbe dovuto dire
Hojo: Argh.. maledetti!! Ma mi serve ancora qualche minuto... e poi vedrete... mi avete incenerito i tentacoli.. presto il vulcano incenerirà voi!!
Manuel ritirò i suoi pugni, comprensibilmente sanguinanti e doloranti, e fece un salto indietro. La prima cosa che fece fu osservare Luce, che ora era circondata da un'aura rossa fiammante e nelle sue mani era comparsa una spada di puro fuoco. Un globo rosso, una grossa palla di fuoco, troneggiava sopra la sua testa come una corona, mentre lo sguardo della ragazza aveva quasi perso qualsiasi caratteristica naturale.
Manuel strinse nuovamente i pugni, quindi lanciò uno sguardo a Zack dall'altra parte, a Luce e a Vera, che si stava riprendendo dalla stretta. Strinse anche i denti e si preparò a combattere.

…​

Molto lontano da quel luogo, in un castello molto grande, nella zona più buia della torre più minacciosa.. due figure immerse nell'oscurità.
?#?: ..e così il Guerriero del Sole ha fatto la sua comparsa
???: Non temere, non è importante. Ne manca ancora uno. Fino a che non saranno quattro, non saranno una minaccia.
?#?: Mia Signora, ne è sicura? In fondo fu il Guerriero del Sole a..
???: SILENZIO!! Piuttosto, prepara il tuo esercito. E dì ai tuoi generali di approntare le truppe. Presto dovrai dare battaglia.
?#?: Contro chi?
???: Osi ancora fare domande?! Ti ho detto di prepararti alla guerra. Molto presto del vecchio mondo ci sarà solo un ammasso fumante di cenere e polvere, e il Caos sarà supremo!!
?#?: Molto bene. Agli ordini, mia Signora.
???: Quando sarai pronto, prendi il comando e guida le tue truppe nella piana di Meghid. Là ti farò schiacciare i tuoi nemici. E ora va.
?#?: Sì, mia Signora.
???: Bravo Hojo, distrai pure i Guerrieri della Luce... fai il tuo dovere, e fatti sconfiggere. Lascia che la Luce prevalga. In fondo anche la Luce è parte del Chaos! AH AH.. AH AH AH!!!
 

Odstarva

Ashaad Nehraa Talan
Episodio XLVII

Zack: In che senso "Il vulcano incenerirà voi"?
Hojo: Hai capito bene, Zack Fair. Ci troviamo in un'enorme vulcano in procinto di eruttare.
Zack: Ma verrai spazzato via anche tu! Ci tieni così tanto ad eliminarci?
Hojo: Povero stolto, secondo te io sono qui di persona?
Zack:... Lo comandi a distanza?
Hojo: Brillante deduzione, spadaccino. E addio.
La terra iniziò a tremare e le stalattiti del soffitto iniziarono a cadere, frantumandosi a terra.
Manuel: ZACK!!
Zack: ANDIAMO VIA DI QUI!! VIA, VIA, VIA!!
Manuel: MA DOVE ANDIAMO??
Zack: DA QUELLA PARTE!!
Manuel: E' L'USCITA??
Zack: NON LO SO!! MA SE RIMANIAMO FERMI QUI MORIREMO DI SICURO!! ANDIAMO!!
Manuel annuì, fece cenno agli altri di andare ed iniziò a correre dietro a Zack. Luce lo sorpassò, l'aura di fuoco era sparita e la spada era tornata una docile lama di metallo caricata sulla sua schiena. Bartz lo sorpassò e si mise al passo con Zack. Vide che, nonostante facesse di tutto per rimanere in coda, Vera e Barret non lo sorpassavano. Quindi si girò e li vide: lui stava correndo piuttosto velocemente, tirando Vera per il braccio, mentre lei arrancava dietro di lui, evidentemente in difficoltà. Manuel rallentò fino a raggiungerli, ma non chiese se servisse una mano. Il passo strascicato e stanco di Vera la portò ad inciampare su un sasso facilmente evitabile e a cadere di conseguenza con la faccia a terra.
Barret: VERA!!
Manuel: VERA!!
Barret iniziò a cercare di alzare la figlia per le braccia.
Barret: Avanti, alzati, ALZATI!!
Manuel: BARRET!!
Barret: CHE VUOI?? NON VEDI CHE SONO GIA' ABBASTANZA IN DIFFICOLTA' ANCHE SENZA DI TE??
Manuel: BARRET, TOGLITI, CI PENSO IO!!
Barret: MA NEANCHE PER SOGNO!!
Vera: Papà... Papà, mi fai male...!!
Barret: ALZATI, CHE ASPETTI?!?
Vera: La gamba... Mi fa male...
Manuel: BARRET, TOGLITI DI MEZZO!!
Barret tentennò leggermente, come se gli avessero appena dato una sberla. Forse nessuno lo aveva mai affrontato a quel modo, oppure si era reso conto di stare facendo male alla figlia. O magari entrambe.
Barret: Togliti...?
Manuel: SI, TOGLITI DI MEZZO, NON VEDI CHE LE STAI FACENDO MALE??
Barret: Ma... Io...
Barret mollò le braccia alla figlia, come se si fosse scottato. Lei cadde con le ginocchia a terra, tenendosi le braccia. Manuel le si avvicinò e la rimise in piedi dolcemente, prendendola per i fianchi.
Manuel: Riesci a camminare?
La ragazza provò a mantenersi in piedi, ma non ci riuscì. Manuel la sorresse. Poi se la caricò sulle spalle, posandole le mani sulla parte inferiore delle cosce. Lei mise le braccia intorno al collo di Manuel, e questi iniziò a correre. Barret li seguì poche frazioni di secondo dopo, come se volesse stargli lontano. Videro una luce in fondo... Un'uscita! Sulla soglia c'era Zack che agitava le braccia.
Zack: EEEHIII!! CI SIETE??
Manuel: STIAMO ARRIVANDO!!
Uscirono e si ritrovarono in un'enorme prato verdeggiante, lo stesso dove Manuel e Vera avevano passeggiato poche ore prima, senza riuscire a dirsi quasi nulla. Ma non era ancora finita, erano ancora troppo vicini al vulcano.
Zack: VIA DI QUA, GLI SIAMO PROPRIO SOTTO!!
Il gruppo iniziò a correre, attraversando il grande prato verde. Dopo pochi minuti sentirono un'esplosione alle loro spalle. Si voltarono di scatto e videro il vulcano collassare su se stesso e la lava scendere a valle. Non verso di loro, come si aspettavano, ma verso...
Zack: IRWINE!! *****!!
In pochi minuti la città fu avvolta da fiumi di lava bollente, che bruciò tutto e tutti. Le case iniziarono a collassare su se stesse, i palazzi più alti si spezzarono e caddero addosso agli altri... Irwine divenne un'inferno di fiamme e lava. Barret cadde con le ginocchia a terra, Bartz si sedette sull'erba fresca. Manuel sentì le braccia e le gambe di Vera che si tendevano. Manuel ricordò quello che aveva provato a vedere il proprio villaggio bruciato dalle fiamme e si sentì veramente dispiaciuto per loro. Sentì le lacrime agli occhi, ma non le lasciò scorrere giù. Le nuvole nel cielo, nel frattempo, avevano iniziato a scurirsi. Pochi minuti di orrore silenzioso furono sufficienti per far scoppiare un'acquazzone impressionante, che lavò via il fango da Vera e Manuel, spense le fiamme e solidificò la lava. Si spense gradualmente pochi minuti dopo, sostituito dal cielo che iniziava a farsi buio per via dell'ora. Erano quasi le sei, l'aria sferzava feroce nell'aria, penetrando nelle ossa della compagnia. Il primo a rompere il silenzio fu Zack.
Zack: Bartz... Lo so che è un momento difficile... Ma devi portarci alla grotta del cristallo che hai visto. Puoi farlo?
Bartz: Io... Io... Credo... Di poterlo fare...
Zack: Benissimo. Quando vuoi partiamo.
Barret era stranamente silenzioso, non aveva più aperto bocca da quando erano dentro la grotta. Ora si limitava a torcersi le mani con un'espressione terrorizzata stampata in faccia. Manuel si accorse che le mani gli erano accidentalmente scivolate fino a toccare il sedere di Vera, perciò arrossì e la rimise in posizione eretta, sempre sorreggendola. Notò che si stringeva a lui con gli occhi lucidi, ma non riuscì ad abbracciarla, nè a fare qualsiasi altra cosa. Si limitava a tenerla in piedi, senza muoversi, con gli occhi puntati altrove. Isabelle si stringeva al braccio di Zack e lui le carezzava i capelli mentre parlava con Bartz. Quest'ultimo si alzò improvvisamente, come se sentisse il desiderio di allontanarsi il più possibile da quel posto.
Bartz: Ancora un paio di chilometri in quella direzione e ci siamo. Forza, andiamo.
Zack: Ne sei sicuro? Sei pronto?
Bartz annuì solennemente. Zack tentò di sorridere, ma per la prima volta non ci riuscì, perchè sarebbe stato un falso sorriso. E lui non riusciva a concepirli.
Zack: Bene, andiamo.
Manuel prese di nuovo in braccio Vera ed il gruppo si incamminò lentamente dietro il passo lento e strascicato di Bartz. In un oretta e mezza raggiunsero l'enorme entrata di una grotta. Si sentiva una leggera brezza primaverile ed un intenso profumo di fiori che uscivano dalla suddetta.
Bartz: Ci siamo.
Zack: Eccola! Grazie, Bartz...
????: Si, grazie ragazzino. Sei stato molto utile.
Tutti si voltarono di scatto verso il punto da dove avevano sentito arrivare quella voce strascicata orribilmente familiare.
Zack:... Hojo?
Hojo: In persona, questa volta. Senza nè robot, nè altri mezzi corazzati e non. E vi ringrazio di avermi condotto al Cristallo della Primavera. Il suo potere mi sarà di certo utile, nonostante la mia Padrona si ostini a volere solo quello del Guerriero del Sole.
Zack: La tua... Padrona? Non agisci per ordine dell'Imperatore?
Hojo rise. Una risata bassa e terrificante, quasi inumana.
Hojo: La mia Signora... E' grande. Mi ha dato poteri immensi, abbastanza grandi da controllare la volontà umana. Persino quella del vostro amato Imperatore Apollo. Pensate davvero che sia stato lui di sua iniziativa a licenziare Cecil? Ahahahahahah! Certo, era per il bene dell'Impero, ma ho dovuto... Aiutarlo a prendere la decisione giusta, lui non ce l'avrebbe mai fatta.
Zack: Il bene dell'Impero?!? Ma che stai dicendo?!? Tu non vuoi il bene dell'Impero!! Tu vuoi solo quello che è meglio per te!!
Hojo: Non è così, spadaccino. I miei ideali sono grandi. Ma non mi aspetto che voi capiate, come non mi aspetto che mi capisca l'Imperatore, come non mi capirà mai nemmeno la mia Padrona! Ora toglietevi di mezzo e lasciatemi prendere il cristallo, altrimenti... Morite.
Venne circondato da un'aura nero-violacea. Zack estrasse l'Excalibur, ora avvolta dal suo solito alone azzurrino, e la tese verso il suo nemico. Luce estrasse la sua spada ed imitò lo spadaccino. Zack la notò.
Zack: Combatterai con noi?
Luce: Sì. Sarò al vostro fianco.
Manuel posò Vera sull'erba fresca ed alzò i pugni, ma Zack lo ammonì.
Zack: Manuel, voglio che qualsiasi cosa succeda tu rimanga a proteggere gli altri.
Manuel: Ma...
Zack: Niente "ma". Ti prego, cerca di capire. Ho bisogno che tu protegga gli altri.
Manuel annuì, riluttante, e fece cenno a Barret, Bartz e Vera di stare dietro di lui.
Zack: Izzy, tu che fai? Combatti o no?
Izzy: Ehm... Uhm... Preferisco... Di no.
Zack: Bene, allora stai dietro a Manuel.
Hojo: Uff, avete finito adesso? Sarò clemente, vi concedo un'altra opportunità per ritirarvi.
Zack si scagliò a tutta velocità contro Hojo. Lui schivò agilmente il fendente azzurro.
Hojo: Opportunità sprecata. Male, molto male.
Alzò la mano in direzione dello spadaccino, che fu sbalzato via a tutta velocità, colpito da una ventata d'aria nera come la pece. Si rialzò, traballante, giusto in tempo per vedere Luce che si scagliava contro Hojo con la spada sguainata. Hojo spostò la mano, da Zack verso Luce, e quest'ultima si paralizzò, avvolta da un'aura viola. Poi, in corrispondenza di un gesto di Hojo, decollò a tutta velocità e battè con la schiena contro la dura roccia dell'entrata della caverna del cristallo. Si rialzò, evidentemente in difficoltà, poi si lanciò nuovamente contro Hojo, contemporaneamente a Zack. Hojo alzò entrambe le braccia ed entrambi furono lanciati verso due parti opposte. Zack verso un'albero, penetrando nella chioma folta e cadendo rovinosamente a terra in un turbinio di foglie, Luce in direzione di Manuel, che riuscì a bloccarne la caduta afferrandola per le spalle.
Luce: Grazie.
Non finì neppure di pronunciarlo, che era già lanciata contro Hojo. Questi lanciò un raggio nero verso di lei, che si abbassò e lo schivò agilmente. Quando tentò di colpire Hojo, però, venne bloccata da una specie di barriera invisibile, che la sbalzò di nuovo lontano. Manuel strinse i pugni, fremeva, ma Zack gli aveva ordinato di rimanere a proteggere gli altri. Luce atterrò sull'erba e riuscì a rialzarsi solo appoggiandosi alla sua spada. Zack, nel frattempo, si era alzato ed ora stava caricando Hojo. Hojo alzò il braccio per bloccarlo, ma Zack si fermò prima di entrare nel raggio d'azione del Consigliere e diede un feroce fendente all'aria. Si creò una lama di ghiaccio che penetrò le difese di Hojo e lo colpì in pieno petto. Lui tentennò leggermente, poi scosse la testa con violenza.
Hojo: Ah già, il potere dell Guerriero di Ghiaccio. Bene, vedrò di non sottovalutarti, da adesso.
Luce si era alzata, ma Hojo si voltò di scatto verso di lei e le lanciò una sfera nera a gran velocità. Lei non fece in tempo ad alzare le braccia per proteggersi, ma una lingua di fuoco si levò da terra per proteggerla. Hojo sembrò stupito.
Hojo: Capisco. Quindi la mia signora intendeva questo quando ha detto che i poteri del Guerriero del Sole si stavano risvegliando. Molto bene.
Zack: Che diavolo stai dicendo?
Hojo: Ah, ah! Niente, Guerriero di Ghiaccio, niente.
Luce sguainò nuovamente la sua spada, ora avvolta dalle fiamme e si scagliò contro Hojo. Hojo la respinse, ma questa volta lei non volò via, indietreggiò di parecchi metri rimanendo in posizione eretta. Il suo corpo venne completamente avvolto dalle fiamme, i suoi occhi scintillarono di potenza pura. Zack, dietro Hojo, era avvolto da un sottile alone azzurrino, nemmeno lontanamente paragonabile al vero e proprio inferno di fiamme che si scatenava intorno a Luce.
Zack lanciò un'altra lingua di ghiaccio, che Hojo neutralizzò con un'altra delle sue sfere di energia nera. Luce invece si scatenò in un inarrestabile corpo a corpo con Hojo che, pur senza armi, parava tutti i fendenti di fuoco con frustate di vento nero che si condensava sino a formare lame di oscurità che fluttuavano intorno al temibile Consigliere, muovendosi veloci come frecce. Hojo contrattaccò e spazzò via Luce. Lei venne sbalzata indietro per diversi metri, poi cadde in ginocchio. Si rialzò subito. Zack le si avvicinò di corsa.
Zack: Dobbiamo attaccare insieme se vogliamo sopraffarlo.
Luce: Sì, d'accordo.
Manuel sentì una folata di vento alle spalle e si girò d'istinto. Vincent Valentine era apparso pochi metri più dietro e camminava lentamente verso di lui. Si fermò al suo fianco, senza guardarlo.
Vincent: Sono arrivato tardi. Ma forse ce la posso ancora fare se...
Mormorò fra sè e sè.
Manuel: Co... Cosa?
Vincent: Manuel Viridis. Ho bisogno che tu consegni questa lettera a Cecil.
Manuel sentì uno spigolo tagliente che gli sfiorava il gomito e guardò l'oggetto che Vincent gli porgeva. Era una busta rettangolare di carta ingiallita, non era chiusa con nessun sigillo. Manuel la prese.
Manuel: Ma cosa... Perchè...
Nel frattempo Zack e Luce si preparavano a colpire.
Zack: Va bene? Al mio tre, allora.
Luce: Si.
Hojo: Cosa credete di fare voi? Vi mostrerò tutto il mio potere!
Hojo iniziò a caricare un'enorme sfera viola e nera sopra la sua testa. Vincent sorpassò Manuel e si fermò una ventina di centimetri davanti a lui.
Vincent: Addio, Manuel. Abbi cura di te.
Manuel: Vincent, ma cosa...?
Vincent iniziò a camminare più speditamente in direzione di Zack, Luce e Hojo.
Zack: Uno...
Vincent accelerò ancora, senza correre.
Zack:... Due...
Vincent accelerò ancora un pochino ed alla fine iniziò a correre verso un punto indefinito fra Hojo ed i due spadaccini. Izzy cadde all'improvviso in ginocchio.
Izzy: NOOOOOOO!!
Zack:... TREEE!!
Dalle spade tese di lui e Luce partirono due raggi, uno rosso ed uno azzurro, che si unirono formando un unico, grande raggio.
Hojo: MORITE!!
Dalla mano di Hojo partì un raggio nero e viola, grosso più o meno come l'altro. Vincent era a metà fra i due raggi. Si dissolse nel solito groviglio rosso, poi si tese come un lenzuolo, fino a coprire sia Hojo che i due raggi. Proprio mentre i due raggi stavano per toccarsi si chiuse, risucchiando Hojo ed i due raggi al suo interno. Manuel giurò di vedere per una frazione di secondo la figura di Vincent in piedi, poi il rumore di una grande esplosione, come soffocata da un cuscino. Si gonfiò nell'aria una specie di pallone fatto con il mantello di Vincent, poi scoppiò, mandando piccoli granelli di quella che sembrava sabbia rossa ovunque. Della figura di Vincent che Manuel aveva scorto, non rimaneva che il ricordo.
Manuel: VINCENT!!
Manuel iniziò a correre verso il campo di battaglia, dove Vincent si era diretto un attimo prima. Era sparito, completamente svanito nel nulla. Manuel notò un piccolo mucchietto di sabbia rossa per terra. La raccolse e la guardò scorrere fra le dita e volare via con l'aria. Manuel sentì le lacrime che di nuovo andavano a riempirgli gli occhi. Persino il cielo sembrò rannuvolarsi per compiangere il valoroso guerriero appena caduto. Le prime goccie di pioggia bagnarono il viso a Manuel, permettendogli di piengere silenziosamente senza che nessuno se ne accorgesse. Zack e Luce erano rimasti a bocca aperta, ora si dirigevano verso Manuel.
Zack: Hojo è...?
Luce: Scomparso. Sembra che sia finita.
Zack: E Vincent... Cosa...?
Manuel: E'... E' scoppiato.
Zack: SCOPPIATO, ma cosa...?
Manuel: Ha avvolto Hojo ed i due raggi, poi è scoppiato.
Seguì un attimo di silenzio.
Manuel: Ma perchè...?
Izzy: Perchè... Perchè c'era troppa potenza.
Tutti si voltarono verso di lei. Sembrava triste. Si inginocchiò vicino a Manuel.
Izzy: Se i due raggi si fossero scontrati avrebbero dato vita ad abbastanza energia da spazzarci via tutti. E Vincent lo sapeva. E ci ha salvato.
Manuel si rabbuiò. Vincent era un elemento importante, Vincent era forte e valoroso, un grande guerriero. Piuttosto... Avrebbe potuto essere lui, a scoppiare. Di sicuro valeva meno di Vincent. Poi ora che c'era anche Luce... Se era inutile prima, adesso era ancora peggio. Figurarsi che Zack gli aveva addirittura proibito di combattere.
Zack gli posò una mano sulla spalla.
Zack: Forza, andiamo a vedere il Cristallo.
Manuel annuì lentamente, poi si rialzò.
Manuel: D'accordo. Poi dobbiamo cercare Cecil. Vincent mi ha chiesto di dargli questa lettera come ultimo desiderio.
Zack: Dev'essere importante. Va bene, poi cercheremo Cecil. Ma ora... Abbiamo aspettato fin troppo per vedere questo coso. Andiamo.
 

Doomrider

Guerriero della Luce
Episodio XLIX​

Zack: Allora, volete muovervi sì o no?!
Manuel si guardò intorno: Izzy era ferma immobile, Vera era seduta per terra incapace di muoversi da sola, Barret e Bartz erano bloccati dal terrore. Solo Luce sembrava aver ascoltato il richiamo di Zack; la ragazza stava camminando nella direzione dello spadaccino, avanti cento metri, ma era come se qualcosa la stesse rallentando. Osservandola meglio, Manuel notò che stava sanguinando in piu’ parti del corpo; anche se nessuna ferita era grave, la somma dei tagli e graffi era tale da costituire una cospicua perdita di sangue e, conseguentemente, un pesante handicap sui movimenti della ragazza. Manuel voleva anche fare qualcosa per aiutarla, ma Vera di fianco a lui aveva piu’ bisogno del suo aiuto, visto che nonostante i suoi sforzi non riusciva nemmeno ad alzarsi in piedi.
Izzy continuava a non muoversi, ma quando anche Manuel riuscì a portare Vera vicino a Zack e mettersi in cammino si decise anche lei e seguì i suoi amici.
Il gruppo guidato da Zack proseguì lungo una discesa del prato che portò presto all’ingresso di una grotta: qui, secondo la direzione indicata da Bartz avrebbero trovato il Cristallo della Primavera. Arrivati alla soglia, mentre Zack continuava a camminare come se niente fosse, le ferite di Luce si fecero sentire in modo acuto e violento, facendola fermare per un attimo a riprendere fiato. Quando il gruppo raggiunse la colonna opaca che costituiva il cristallo vero e proprio, collassò a terra.
Manuel, subito dietro di lei con Vera sulle spalle, non potè che osservare l’evento e imprecare per la mancanza di un terzo e quarto braccio che avrebbero potuto sostenerla. Qualsiasi altra persona sulla faccia del Pianeta si sarebbe chiesto “Perché Zack –o Izzy, o chiunque altro- non la aiuta?!”; Manuel invece si limitò solo a imprecare mentalmente perché non aveva avuto la possibilità di aiutarla.
In effetti anche Zack si rese conto che la povera Luce non ce la faceva piu’, tanto che tornò indietro, ma quando arrivò la ragazza rifiutò gentilmente ma in modo deciso il suo aiuto e si rialzò. Ora non sembrava neanche la stessa ragazza che era corsa incontro a Manuel e Vera al di sotto della Maison de Suite: aveva i vestiti completamente imbevuti di sangue, i suoi capelli rossi avevano delle mesh di colore rosso addizionali, la voce era ormai quasi inesistente e le forze rimaste erano veramente poche. Sembrava così alle corde che Manuel e perfino Izzy si chiesero come avesse fatto a subire così tante ferite nello scontro contro Hojo, al contrario di Zack che invece sembrava essere appena uscito da uno scontro ordinario con banditi di pessimo rango. Isabelle provò un discreto senso di colpa nel vedere lo stato di Luce; in fondo se lei fosse entrata in battaglia probabilmente la guerriera dotata dei poteri del fuoco non sarebbe stata conciata così tanto. Eppure nonostante tutto era convinta e soddisfatta della propria scelta: aveva fatto bene a non intervenire. Le forze in gioco erano già eccessive, l’ingresso di un nuovo combattente avrebbe reso il tutto incontrollabile.
Vera era l’unica del gruppo che non aveva notato o fatto pensieri riguardanti Luce, anche perché le sue condizioni erano decisamente piu’ serie: aveva provato ad aggrapparsi a Manuel per camminare, ma il ragazzo aveva dovuto sostenerla quasi del tutto per evitare che cadesse per terra. Ora era in piedi, non piu’ abbracciata a Manuel, ma praticamente era il ragazzo che la sosteneva e ne permetteva i movimenti. Non sapeva neanche lei come avesse fatto, ma i tentacoli di Hojo le avevano sottratto praticamente tutte le energie con una semplice stretta. Tutto sommato però la sua situazione non le dispiaceva del tutto: in quelle condizioni Manuel l’avrebbe dovuta sostenere, per cui avrebbe dovuto stare necessariamente vicino a lei; le probabilità che le dicesse quelle parole che attendeva dalla loro passeggiata era sicuramente piu’ alta.
Osservando tutti, che si erano fermati praticamente intorno a lei, Luce sorrise e finalmente esclamò. anche se con un filo di voce:
Luce: Sto.. bene. Davvero
Zack: Sicura? Non mi sembra che tu sia proprio al top..
Luce: Andiamo. Vado.. solo piu’ piano.
Anche se non era per niente convinto da quelle parole, Zack decise di ascoltare l’invito e proseguì, seguito da Izzy e poi Manuel-Vera; Luce chiuse la fila, zoppicando vistosamente.
Il gruppo così raggiunse il centro della grotta: una sala esagonale, con le pareti perfettamente liscie e levigate, un enorme cristallo traslucido al centro e piccole formazioni cristalline che pendevano dal soffitto. Appena Zack e Izzy varcarono la soglia di quella sala, il cristallo rispose scintillando una mistica luce verde, che si accese e si spense con un flash. Accadde la stessa cosa quando Manuel e Vera raggiunsero gli amici, ma il ragazzo non vide il flash perché era preoccupato di reggere la ragazza e impedire che si facesse male. Dopo di tutti, Luce, che aveva inciampato piu’ di una volta nella caverna, mise piede all’ingresso; il cristallo rispose di nuovo, ma questa volta scintillando piu’ violentemente. Un flusso di luce verde, simile a un fulmine, la colpì, scaraventandola contro una formazione di cristalli sulla parete dietro di lei. La ragazza cacciò un urlo e chiuse gli occhi; quando li riaprì si ritrovò la figura di Zack che la scrutava preoccupato.
Zack: Eh no.. qui c’è qualcosa che non va
Luce: ……
Zack: Fatti vedere.. in effetti hai una ferita sulla testa..
Izzy: Non ne ha solo una, Zack
Zack: Sì, ma ce ne sarà pure una che non la fa stare in piedi..
Luce: …no.. è… st..ato il cristallo..
Izzy: Il cristallo?
Luce: ..sì, mi ha colpito.. con un fascio di luce e.. è stato un lampo.. ma non l’avete visto?!
Zack: ..veramente no
Manuel: Luce, qui nessuno ha visto dei lampi colpirti.
Luce: ..ma.. io..
Izzy: Hai perso tanto sangue, forse è per quello che hai avuto le allucinazioni. La pressione bassa ti ha fatto cadere, e le ferite in testa ti hanno fatto credere che sia colpa del cristallo
Nel frattempo, Vera era riuscita a rendersi quasi indipendente dalla presa di Manuel, che si era avvicinato a preoccuparsi per la ragazza dai capelli rossi, ed era ormai riuscita a toccare il cristallo con una mano. Non sapeva perchè, ma una forza interiore le stava dicendo di fare proprio quelle azioni. Allungò il braccio destro e toccò il grosso cristallo esagonale.
Una luce verde sfolgorò in tutta la sala, cogliendo di sorpresa i Guerrieri della Luce- che stavano supportando Luce (gioco di parole non voluto)- e Manuel. Zack si voltò verso il cristallo, ma il bagliore era troppo intenso e non riuscì a vedere nulla. L’unica a poter vedere fu Vera, a cui apparve la forma traslucida di una ragazza; aveva lunghi capelli castani e occhi blu, impugnava uno scettro dall’apparenza nobile e aveva un sorriso splendido.
???: Vera. Finalmente sei giunta.
Vera: Cosa? S.stai parlando con me?
???: Sì. Vera. E’ giunto il momento di compiere il tuo destino.
Vera spalancò gli occhi
Vera: Intendi dire che.. io.. io sono…
???: Io sono Aeris, guardiana del quarto Cristallo. Il Cristallo della Primavera. E tu sei la mia erede!
Manuel non poteva credere alle sue orecchie. Sebbene i suoi occhi non potessero superare il muro di luce che aveva avvolto Vera, il ragazzo riusciva a sentire la voce del Cristallo perfettamente. Vera, quella ragazza che gli aveva provocato tante reazioni strane, era il terzo Guerriero della Luce, il Cavaliere della Primavera. Manuel strinse i pugni, e guardò verso il terreno. Possibile che tutte le persone che incontrava erano Guerrieri della Luce?! Lanciò un rapido sguardo anche alla ragazza con i capelli rossi schiantata contro la parete. Manuel ci avrebbe scommesso anche le palle: anche Luce era un Guerriero, anzi IL Guerriero. Il Guerriero del Sole, per l’esattezza.
Vera: non.. posso crederci.. ma.. davvero..Io..?
Aeris: Sì. Vieni e tocca il cristallo. Così i miei poteri saranno trasferiti a te, e sarai Erede!
Luce: AAAAAAAAAAGHH
All’urlo Zack, Izzy e Manuel, che stavano assistendo al dialogo fra Vera e il suo spirito guida, si voltarono verso Luce e la videro in ginocchio, allo stremo delle forze. Aveva le mani sul petto e stava sputando sangue.
Zack: Ma porc.. Izzy, fai qualcosa.. i tuoi poteri non possono guarirla?
Izzy: ..mi dispiace ma.. beh, ci provo.
La Guerriera dell’Autunno si fece largo nella forte luce del cristallo e impose le mani su Luce. Una debole scintilla scoppiettante comparve davanti alle sue mani, ma non ottenne ulteriori effetti.
Nel frattempo, a pochi metri di distanza Vera era completamente estraniata e all’oscuro di quei fatti; aveva però anche lei un problema da superare.
Vera: Non.. ce la faccio a muovermi da sola.. come posso toccare il cristallo?
Aeris: Non pensare alle tue limitazioni fisiche. Il corpo non è la prigione dell’anima, ma il suo santuario. Abbi fede in questo e la Primavera farà il resto!
La ragazza chiuse gli occhi, cercando di dimenticare tutto il superfluo e concentrarsi sulle parole di Aeris. Improvvisamente, una forza simile a un fiume in piena irruppe nel suo cuore, caricandola di un’energia sovrannaturale. Vera aprì gli occhi e toccò il cristallo. Al contatto con la sua mano, l’intera colonna cristallina si dissolse, come se fosse evaporata all’istante; si trasformò in un flusso verde imponente che venne assorbito dal corpo di Vera. Nel giro di pochi secondi, con il fragore di un tuono, i poteri di Aeris vennero trasferiti alla sua degna erede; le ferite sul suo corpo scomparvo all’improvviso, e anche la sua mente venne purificata da ogni segno di affaticamento. La luce svanì, lasciando solo Vera al centro della stanza, circondata da un’auraverberante di luce verde intensa.
Nel frattempo un’altra luce, ma con la L maiuscola, stava peggiorando; allo scoppio del cristallo Luce ebbe un fremito, come un colpo al cuore, che le tolse il respiro.I suoi occhi non erano più brillanti, avevano assunto un colore rosso opaco, come se fosse stata in trance.
E quel che era peggio, non rispondeva più alle chiamate esterne. Zack le provò tutte: l’afferrò per le spalle, la scosse violentemente, la chiamò a gran voce a più riprese, arrivò perfino a puntarle la spada contro e farla sdraiare sopra la sua lama magica. Al contatto Luce subì un altro shock, che però agì da defibrillatore e la riportò nel mondo dei vivi.
Manuel non sapeva che pesci prendere, ma quando vide Vera ricomparire nel vigore della Primavera, perfettamente guarita, ebbe l’idea.
Manuel: Vera! Hai acquisito poteri di guarigione, vero?
Solo questa frase riportò la ragazza nel mondo reale, facendola abbandonare lo stato di estasi in cui era caduta. Vide Manuel, poi Zack e Izzy in ginocchio vicino alla moribonda Luce e capì cosa doveva fare.
Vera si avvicinò camminando inconsciamente in modo maestoso; aprì il palmo della mano destra e proclamò
Vera: La morte non può vincere, le ferite non avranno il sopravvento. Il Potere del Rinnovamento naturale è infinito!
Un globo verde di pura energia vitale comparì davanti a lei, e in breve tempo venne indirizzato verso Luce. La sfera si fuse con il corpo della ragazza, facendo un effetto apparentemente positivo. Le ferite guarirono quasi istantaneamente e riacquisì tutte le facoltà mentali; la voce le tornò e potè così ringraziare la neo-Guerriera della Luce.
Luce: Grazie. Mi hai salvato la vita.
Zack: uff. meno male. Ce la siamo vista brutta stavolta..
Izzy: E così,Vera, sei la nuova Guerriera della Primavera?
Vera: A quanto pare.. quindi questo significa che dovrò venire con voi e fermare il Chaos.
Barret: Che COOOSA?!
Vera: ..Papà?! Cosa ci fai qui? Non dovevate stare fuori dalla grotta tu e Bartz?
Barret: Quando ho visto la luce provenire da qui, non ho potuto fare a meno di entrare.. e sentire tutto.
Izzy: Oh, bene, così ha scoperto che sua figlia è..
Zack: ..una Guerriera della Luce. E come sa meglio di noi.. il suo compito è contrastare il Chaos!
Barret: Il CHAOS?! Ma non se ne parla proprio!
Barret prese sotto braccio Manuel, strattonandolo a sé.
Barret: E con chi salverebbe il mondo? Con te, spadaccino ubriacone, e questo capellone?!
Vera: Ma papà! Sono Guerrieri della Luce, l’hai visto anche tu!
Barret: un attimo. Lo spadaccino ha i poteri di un Guerriero della Luce, anche se ha un comportamento da adolescente alcolista. La ragazza ha poteri da Guerriero della Luce. Ma questo capellone –strinse la presa su Manuel- non è niente di tutto questo! E a parer mio, Vera, gli stai troppo vicino. Non posso permettere che tu finisca con… questa gente.
Zack: Ehi! Dico, abbiamo pur sempre salvato Cornelia!
Barret: Quando, nella pausa tra una birra e la vodka successiva?! Ma lascia perdere..Mia figlia sarà anche un Guerriero della Luce, ma non si unirà mai a un gruppo di sbandati come voi!
Vera: MA..!!
Barret: Niente ma, devi aiutarmi a ricostruire tutto. Grazie ai tuoi “amici” la nostra città è ridotta in cenere!
Luce: Scusate, probabilmente non dovrei intromettermi ma..
Barret: E tu cosa vuoi? Sei venuta nella mia Maison chiedendo di Zack e Isabelle, e mi hai portato una sfiga colossale! Dal tuo arrivo ho avuto solo cenere!
Luce: ..lo so, ma non è colpa mia né di nessun altro qui.. è anche pur vero però che Vera è una Guerriera della Luce, che sono quattro. Solo quattro, capisce? Non ventotto! E’ necessario l’appoggio di tutti e quattro per battere il chaos!
Barret: Quattro, cinque o trentadue, non fa differenza! Vera non si sposta neanche a morire!
Luce: Ma se mi… agh..
Zack: Luce. Che ti succede?
Luce: Agh.. agh.. AGH!
La ragazza si contrasse su se stessa, fino a raggiungere la posizione fetale; Izzy lanciò uno sguardo a Vera, uno sguardo che chiedeva la stessa domanda che Manuel non riuscì a trattenere
Manuel: Ma non l’avevi guarita?!
Vera: ..non.. lo so. Credevo—di sì!
Zack le si avvicinò, ma dovette fare un salto indietro all’improvviso perché dal corpo di Luce si sprigionarono delle fiamme. L’intero corpo della ragazza venne avvolto dal fuoco, mentre i gemiti di dolore si sostituirono presto con il crepitare delle fiamme.
Izzy: Presto, dobbiamo portarla fuori da qua!
Manuel: Eh?
Izzy: Dobbiamo portarla fuori, o brucerà viva!!
Zack: Ma come facciamo? Non possiamo prenderla finchè brucia..
Zack estrasse la sua spada e generò una piccola lama di ghiaccio, con cui estinguere il fuoco. Ma appena le fu vicina, la lama magica venne sopraffatta dal fuoco di Luce e si ebbe l’esito contrario.
Vera: Ci penso io!
Congiunse le mani davanti a sè, come in preghiera. Intorno alla ragazza in fiamme comparve un globo verde che si strinse sempre di più sulla sua figura fino a diventare una riga luminosa intorno a lei.
Vera: Possiamo prenderla ora, le fiamme sono confinate dal vento della Primavera!
Manuel non se lo fece ripetere due volte: prese con Zack il corpo di Luce sulle spalle e lo portarono fuori. Barret fu costretto a interrompere il suo discorso, e risalirono tutti in superficie.
Appena fuori dalla grotta, le fiamme intorno a Luce scomparvero e la ragazza potè lasciarsi cadere fra le braccia di Manuel, dicendo le sue ultime parole:
Luce: ..g..grazie. Non.. non ce la facevo più.
Quindi cadde in un sonno profondo.
 

Odstarva

Ashaad Nehraa Talan
Episodio XLIX

Luce si svegliò di soprassalto, come se le avessero lanciato addosso una secchiata d'acqua gelida. Scattò seduta ed inspirò avidamente, come se fosse stata in apnea fino a quel momento. Il rumore distrasse Manuel, che rimestava il fuoco con un bastoncino. Il cielo era scuro, quel fuoco era l'unica fonte di luce. Manuel lasciò cadere il bastoncino tra le fiamme e si avvicinò alla ragazza.
Manuel: Ehi.
Luce tossicchiò.
Luce: Manuel...?
Manuel: E' tutto a posto?
Luce: Si, io...
La ragazza arrossì, notando che la faccia di Manuel non era poi così lontana dalla sua. Abbassò lo sguardo e non riuscì a continuare la frase.
Luce: Dove... Dove sono gli altri?
Manuel indicò dietro di Lei con un gesto noncurante della mano. La ragazza si girò e vide Barret e Vera che discutevano animatamente, poco lontano. Il vento contro la quale combatteva Manuel per tenere vivo il fuoco portava le parole dei due litiganti lontano.
Bartz: Allora? Come sta?
Manuel:... Lui è qui dietro...
Luce: Sto bene, grazie.
Manuel:... Izzy e Zack sono nel bosco a "cercare legna".
Bartz: Ha, ha! Ho paura che ne troveranno poca, sai?
Manuel: Speriamo che ne trovino almeno un po', invece. E' già un miracolo che siamo riusciti ad accendere il fuoco con questa umidità. Se si spegne sarà difficile riaccenderlo.
Bartz: Vado a prenderne un po' io, allora.
Bartz si avvicinò al bosco ed ispezionò il margine. Trovò due rami molto grossi, non riusciva a trasportarli. Manuel sospirò.
Manuel: Aspetta qui, vado a dargli una mano.
Si alzò e piantò Luce da sola, in mezzo al buio. La ragazza si rese conto di avere freddo, quindi si avvicinò al fuoco. Guardò i due ragazzi in lontananza. Manuel si caricò entrambi i rami uno per spalla ed iniziò a camminare a passo spedito verso il fuoco. Per non sembrare completamente inutile Bartz raccolse un ramo decisamente più piccolo e lo portò a destinazione. Manuel rimase davanti al fuoco con i rami in braccio, indeciso.
Manuel: Sono molto umidi. Chissà se bruceranno.
Bartz: Prova, no?
Manuel pensò che probabilmente avrebbe solo spento il fuoco con due rami così grossi impregnati di umidità. Bartz però non era dello stesso parere. Approfittando della distrazione di Manuel, gli strappò i rami dalle mani, lasciandoseli però sfuggire perchè erano troppo pesanti per lui. Caddero proprio sopra il fuoco. Il risultato fu una improvvisa vampata. Bartz non ebbe il tempo di esclamare "Wow!" che il fuoco si spense completamente, lasciando posto ad un sottile fumo bianco. Manuel chinò il capo.
Bartz:... Ops...
Manuel: E adesso, genio?
Luce: Ehm... Ci posso provare io...
Manuel e Bartz la guardarono. Manuel temeva un'altra esplosione di fiamme imminente.
Manuel: Ehr... Sicura?
Luce: Si, certo. Ce la posso fare.
Bartz: Ah, io me ne vado.
Manuel non commentò, ma aveva pensato la stessa cosa di Bartz. Decise di stare vicino alla ragazza però. Bartz si era allontanato di almeno cinque metri.
Luce: E tu cosa fai? Ti fidi di me?
Manuel:... Io... Resto qui.
Luce fece un gran sorriso, il primo che Manuel avesse visto sul suo viso. Immediatamente si rese conto di quanto fosse carina. I suoi occhi erano grandi e lucenti, le labbra rosee sottili ed il piccolo naso all'insù. I suoi capelli rossi sembravano scintillare al buio. Quindi arrossì. La ragazza tese la mano aperta verso il fuoco. Chiuse gli occhi e delle fiamme scarlatte spuntarono dalla punta delle sue dita, sino ad andare ad incendiare la legna. Il getto era talmente potente da riuscire a far bruciare anche i rami pià umidi. Pochi secondi dopo, la ragazza fu sicura che i rami avessero preso fuoco, per cui abbassò le braccia ed il getto cessò. Manuel, che aveva trattenuto il fiato, mollò un sospiro di sollievo.
Manuel:... Uff...
Luce: Eccovi serviti.
Bartz tornò a sedersi con loro, fischiando.
Bartz: Meno male che non hai incendiato tutto, eh?
Lei sorrise e gli fece una linguaccia.
Luce: Hai visto? Uomo di poca fede!
Manuel si ricordò improvvisamente della lettera di Vincent. La estrasse dalla tasca e se la rigirò fra le mani. Non sentiva il bisogno di leggerla, gli faceva solo tornare in mente che Vincent non c'era più. Si tastò l'emblema a forma di pipistrello che aveva sulla spalla. Aveva bruciato quando il vulcano stava per eruttare, e anche poco prima che arrivasse Hojo. Forse era quello che aveva attirato il vampiro verso di loro. Si, non c'era altra spiegazione. Vincent gli aveva spiegato che quel marchio serviva come un radar, che avvertiva contemporaneamente sia lui che Manuel se quest'ultimo era in pericolo. Chissà se, ora che Vincent non c'era più, avrebbe bruciato di nuovo. Rimise la lettera in tasca, deciso a consegnarla solo a Cecil Harvey in persona, nessun'altro.
Luce: Manuel, è tutto ok?
Manuel: Si, io... Ehi, a proposito. Come fai...
Luce: Il tuo nome? Me lo ha detto Zack.
Manuel: E Zack come lo conoscevi? Già... Ora che ricordo bene, Barret ha detto che sei piombata nella sua locanda...
Bartz:... Maison de Suite...
Manuel:... Chiedendo di Zack ed Isabelle. Questo vuol dire che li conoscevi già da prima... Non è vero?
Luce: Sì. La verità è che sono arrivata a Cornelia proprio il giorno dopo che ve ne siete andati voi. Si parlava ancora dell'evento, nella città. Dei due Guerrieri Della Luce che avevano passato vari giorni nella cittadina, dell'attacco imperiale e di come lo avete respinto. Il Locandiere si ricordava persino i loro nomi: Zack ed Isabelle. Ha detto che c'era anche un terzo ragazzo, ma che non era un Guerriero e che non se ne ricordava il nome.
A Manuel cadde sulla coppa una tonnellata di peso. BAM!
Luce: Quindi credo che fossi tu, Manuel...
BAM! Un'altra tonnellata. Il ragazzo faticava a tenere la testa dritta. Bartz ridacchiò, Luce lo ignorò.
Luce: Allora ho deciso di seguirvi perchè... Perchè io so dov'è il Cristallo del Sole!
Manuel scrollò via il peso dal suo collo e sbarrò gli occhi.
Manuel: Tu sai... Cosa?!?
Luce: Sì. E' un segreto che si tramanda nella mia famiglia da generazioni e generazioni.
Manuel: Nella tua famiglia? Di dove hai detto che sei?
Luce: Io sono di Cornelia. Per una coincidenza mi trovavo fuori città proprio mentre c'eravate voi, Guerrieri.
Manuel: Ma... E a Cornelia non c'era nessuno della tua famiglia? Se il luogo del Cristallo del Sole è un segreto che si tramandano da generazione in generazione, avrebbe potuto dircelo tuo padre... Tua madre... Chessò, tuo nonno...
Luce: Morti.
Manuel:... Prego?
Luce: Morti. Sono tutti morti. La Peste se li è portati via. Io sono l'ultima rimasta.
Manuel:... Mi dispiace.
Calò il classico silenzio imbarazzante. I due avevano abbassato lo sguardo. Poi lo avevano rialzato contemporaneamente e si erano guardati negli occhi, arrossendo entrambi. Senza rendersene conto si stavano avvicinando.
Bartz: EHI, allora com'è finita?!? Andiamo, non puoi mica fermarti adesso!!
Loro reagirono come presi a schiaffi. Sbatterono le palpebre, disorientati, ancora rossi in volto.
Luce: Cosa... Io... Oh, si, certo, scusate. Hem. Dicevo che sono tornata in città e ho saputo che c'erano appena stati i Guerrieri Della Luce. Quindi ho deciso di cercarvi per dirvi la posizione del Cristallo del Sole. Solo che... Mi sono persa nel bosco e sono arrivata ad Irwine più tardi del previsto... Lì sono entrata nella locanda...
Bartz:... Maison de Suite...
Luce:... E ho chiesto dei due Guerrieri, Zack ed Isabelle. Poi... Ricordo che da dietro il bancone dei superalcolici si è levato un vento fortissimo che ha rimestato il locale e ci ha risucchiati tutti di sotto. Ricordo solo che Zack ha congelato l'entrata del buco, però non ho capito perchè...
Manuel abbassò il capo. "Ma certo".
Manuel: Voleva lasciarmi una traccia, perchè sapessi dove trovarlo. In effetti ha funzionato.
Luce:... Beh, comunque sia, abbiamo iniziato a camminare lungo il corridoio di pietra che c'era là sotto e gli ho raccontato tutto. Poi abbiamo trovato quel... Quel... "Coso"... E... Beh, il resto lo sai.
Bartz: Accidenti...
Manuel: Bartz, ma tu non eri giù con loro? Non l'aveva già raccontato, a voi?
Bartz socchiuse gli occhi e fece un sorrisetto.
Bartz:... Forse non stavo ascoltando... Ih, ih, ih.
Manuel sospirò. Quanta pazienza ci voleva con quel ragazzo.
Manuel: Ma allora... Se lo sai... Dove diavolo è questo Cristallo??
Luce: Oh, è dalla parte opposta! Bisogna tornare indietro, attraversare Zanarkand e...
Manuel: Cosa, ZANARKAND?!? Ma è la prima città che abbiamo visto!! Non c'era ancora Isabelle!! Dobbiamo sul serio TORNARE INDIETRO?!?
Luce: Beh, dopo Zanarkand dobbiamo attraversare le montagne e...
Manuel: Le MONTAGNE?!?
Luce: Si. Ah, bisogna fare molta attenzione ai Mimik e ai Tomb...
Manuel: Lo so, lo so, LO SO, per Ifrit! Sono nato fra quelle montagne porco di quel... Mmmrfhgnn.
Luce: Beh, almeno non è stato un viaggio inutile...
Indicò Vera con un gesto noncurante del collo.
Luce: Almeno adesso siete in tre Guerrieri Della Luce, no? Manca solo il quarto!
Manuel, quando Luce gliel'aveva indicata, si era messo a fissare Vera che discuteva ancora animatamente col padre. Entrambi sembravano furiosi, Barret urlava senza posa, agitando le braccia vigorosamente, in un modo che avrebbe spaventato chiunque. Vera però opponeva una ferma resistenza, puntando i piedi, tendendo le braccia verso il basso ed inarcandosi in avanti ribattendo a tono.
Manuel: Tutto dipende... Se lui la lascerà andare...
Luce: Oh, non ti preoccupare, lo farà... Deve farlo... Per il bene del pianeta!
Manuel si era incantato mentre guardava Vera e suo padre che lottavano verbalmente. Si concentrò per sentire cosa dicessero, ma sentiva solo il sibilo sferzante del vento. Poi spostò lo sguardo su Luce, che ora parlava animatamente con Bartz. Manuel però non li ascoltava. Era di Cornelia... Quindi discendeva direttamente dal Guerriero Del Sole... La sua famiglia era custode del luogo segreto dove era riposto il Cristallo... E poi i suoi poteri, i poteri del Fuoco... E se...
Manuel:... Potresti essere tu il Guerriero Del Sole...
Luce e Bartz si ammutolirono.
Bartz: Beh, eh eh, in effetti me lo sento un certo...
Manuel: Non tu, ma tu.
Indicò Luce con un cenno del collo.
Luce: Io? Ma... Ma cosa stai dicendo? Perchè dici una cosa del genere?
Manuel: Beh... I tuoi poteri... La tua discendenza... Dico solo... Che è possibile. Anzi, probabile.
Luce: Probabile? Non ti sembra di esagerare? Sono solo magie di fuoco... Fira, Firaga...
Manuel: Si, certo, e quando il fuoco inizia ad avvamparti intorno, proteggendoti e senza bruciarti o ferirti minimamente? Cos'è quello, un Firaga?
Luce: Beh, io... Quello non...
Le fu risparmiato di rispondere dal provvidenziale arrivo di Zack.
Zack: Oh, ci avete pensato voi per la legna!
Manuel: Zack! Dov'è Izzy?
Zack puntò il pollice all'indietro. Isabelle si avvicinava, dondolandosi di qua e di là, come una sonnambula. Aveva un sorriso sognante stampato sulle labbra, gli occhi puntati al cielo e si teneva con le mani le guance, rosse come i capelli di Luce.
Manuel: Ma che ha? Sta bene?
Zack: Si... E' solo un po' stanca... Ah, ah, ah!
Bartz: Eh si, avete raccolto un mucchio di legna immagino... Hu, hu, hu!
Zack rispose in una lingua incomprensibile. Isabelle li raggiunse.
Izzy: Hehe... 'Sera ragazzi...
Si lasciò cadere sull'erba umidiccia, sempre sorridendo, sognante. Zack prese posto vicino a lei.
Zack: Bene. Allora... Gli hai raccontato tutto, Luce? -Luce annuì- Benissimo. Quindi Manuel... Potrai immaginare quale sarà la nostra prossima meta.
Manuel: Ehr... Ci muoviamo verso Zanarkand, per caso?
Zack: Precisamente. Ah, ah, ah! Che seccatura, eh? Tornare indietro dopo tutto questo viaggio! E' proprio il colmo... Ah, ah, ah!
Manuel: Si, lo è. Sembrate piuttosto allegri voi due, stasera.
Bartz: Per me è ubriaco di nuovo... Ah, ah, ah!
Zack: Nah, non lo sono. Sono semplicemente... Un po' allegro! Non si può?
Manuel: Per carità, è solo che... Beh, non mi pare divertente, sinceramente, ripercorrere le strade che già abbiamo battuto. Anche e soprattutto perchè avranno aumentato la sorveglianza, dove siamo passati noi...
Zack: Si, in effetti si. Oh, ma non pensiamoci! Ci penseremo quando sarà il momento!
Manuel: Già. In effetti ora c'è un problema ben più grave.
Manuel indicò Vera e Barret, che ancora sfuriavano l'uno contro l'altra, senza dichiarare un vincitore.
Zack: Ahia... Beh, speriamo bene.
Izzy sbadigliò vistosamente, poi si accasciò sull'erba fresca. Il suo nuovo vestiario comprendeva una canottiera giallo canarino ed un paio di jeans lunghi.
Izzy: Vi dispiace se io dormo, gente? Sono sfinita...
Un attimo dopo era già nel mondo dei sogni, sempre sorridendo.
Zack:... Ah, ah, ah! Credo che dovremo seguire il suo esempio, sapete? E' stata una giornata lunga...
Zack invece indossava una specie di meglioncino senza maniche blu elettrico, con una sfumatura violacea. Aveva un paio di jeans neri che terminavano dentro gli anfibi. Le sue spalline nere erano le stesse dell'altro completo.
Manuel: Non sarebbe più prudente accamparci nel bosco?
Zack lanciò un'occhiata a Isabelle e sorrise.
Zack: Vai a dirlo ad Izzy... No, direi che per una notte possiamo concederci il privilegio di dormire sotto le stelle, senza alberi intorno. Buonanotte, ciurma!
Senza aggiungere altro si stese sull'erba fresca, passando un braccio sotto Isabelle e chiudendola in un semi-abbraccio.
Manuel: E se dovesse piovere?
Zack: Uffa! E se dovesse piovere prenderemo un po' di pioggia! Rilassati, *****!
Manuel incurvò le labbra, scettico. Incrociò lo sguardo di Bartz, che scrollò le spalle.
Bartz: Oh, beh... 'Notte gente!
Poi si distese. Manuel incrociò lo sguardo di Luce.
Luce:... Tu hai sonno?
Manuel: Io? Nemmeno un po'... E tu?
Luce: Nemmeno io...
Manuel: Tu pensi che se piovesse...
Bartz: Per l'amor del cielo, se dovete baciarvi fatelo e poi dormite!!
Loro arrossirono immediatamente ed accordarono in silenzio che era ora di stendersi, adesso.
Manuel: 'Notte...
Luce: Buonanotte!
Si stesero l'uno di fianco all'altra, guardando in direzioni opposte, entrambi con gli occhi ben aperti.
---​
Un uomo avvolto totalmente in un mantello ocra camminava lentamente lungo un sentiero di terra battuta. Ad ogni suo passo risuonava il clangore di un'armatura. Da sotto il mantello, infatti, spuntavano due stivali di quello che sembrava Mithril bianco, una delle qualità più prestigiose e ricercate. Dietro la schiena aveva un lungo fagotto di bende che poteva benissimo contenere una spada. Alcuni lunghi capelli biondo pallidi facevano capolino dal cappuccio. Dietro di lui una cittadina piuttosto piccola, al centro della quale, ben visibile, c'era una grande statua di quello che sembrava ghiaccio, che raffigurava un Guerriero Della Luce. Era Cornelia, la città del Guerriero Del Sole. L'uomo alzò improvvisamente lo sguardo e vide del fumo all'orizzonte.
????: Irwine...
Si disse che una notte di cammino sarebbe bastata per raggiungere le macerie di quella città che lui aveva riconosciuto come Irwine.
 

Doomrider

Guerriero della Luce
Wooooooow!!! Oddie, 2600 visite!! Bisogna festeggiare, quindi nuovo ep :D
Episodio L

Una goccia.
Poi un’altra.
Quindi un’altra ancora.
Una serie di gocce.
Una pioggerellina.
Un acquazzone.​
A questo stadio, che stava rapidamente degenerando in “temporale” e quindi “tempesta”, Manuel si svegliò. Era ancora sull’erba, dove poche ore prima non avrebbe mai pensato di riuscire ad addormentarsi; si accorse che era notte fonda, ma soprattutto che stava piovendo fin troppo per poter tornare a dormire. Si voltò e vide Luce girata di spalle, che dormiva ancora.
Si girò dall’altra parte e vide sdraiati Isabelle, Zack e poco più distante Barret e Vera, persi nel sonno. A Manuel venne voglia di tirare un accidenti: come diamine avevano fatto a non svegliarsi? E come caspita facevano a non svegliarsi neanche adesso, che la pioggia era diventata un temporale vero e proprio?
Non poteva fare nulla, se non svegliare qualcuno e convincerlo a spostarsi.. trovare un riparo, insomma. Si avvicinò a Luce con molta cautela, nonostante la pioggia battente: non voleva spaventarla, con il rischio che si mettesse a gridare e svegliasse gli altri. In fondo lui era in pantaloncini corti ed era tremendamente vicino a una ragazza così carina.. avrebbero potuto pensare male.
Le diede un leggero colpetto con le mani, muovendole le spalle. Siccome non aveva dato segni di risposta, Manuel le si avvicinò ancora di più, fino a farla voltare verso di lui. Per poco non si prese un colpo: al posto del volto la ragazza ora aveva un teschio, con all’interno delle orbite due fiammelle. Il ragazzo cacciò un urlo, per poi accorgersi che anche il braccio di Luce in realtà era diventato un osso di scheletro. Si osservò le mani: la pioggia incessante scivolava lungo le sue dita, ma Manuel si accorse che l’acqua si era trasformata in un liquido rosso. Stava piovendo sangue.
Lanciò lontano le ossa che stava afferrando, quindi si girò verso Zack e Izzy e si avvicinò; spostò i capelli di Izzy e vide che anche lei era diventata uno scheletro, esattamente come il ragazzo di fianco a lei. Una risata agghiacciante gli fece gelare il sangue nelle vene. Manuel alzò lo sguardo e intravide nella pioggia rossa uno sguardo femminile, che lo stava guardando e stava ridendo del suo terrore.
Manuel gridò una seconda volta, e si svegliò.
Davanti a lui c’era Luce che lo stava scuotendo vigorosamente per svegliarlo, e nel frattempo lo chiamava a gran voce. Tuttavia Manuel non la riconobbe, ma pensò di trovarsi di fronte alla stessa donna del suo incubo, quindi la sua prima reazione fu quella di scaraventare la ragazza lontano da sé. Luce, che non si aspettava quella reazione, venne lanciata a peso morto per terra e sbattè il braccio destro contro una roccia, facendole pure male. Luce: Ahia! Dico, ma che ti prende?!
Manuel capì solo in quel momento di aver fatto un sogno, anzi un incubo; si tirò su velocemente, come punto da una legione di calabroni, e raggiunse la ragazza, che ora era sdraiata in malo modo in una piccola conca nel terreno.
Manuel: ..occ.. mi dispiace Luce! Credo.. di avere fatto un incubo!
Luce: Eh. Questo l'avevo capito, sai? Stavo appunto cercando di svegliarti.. prima che tu mi scaraventassi in questo buco!
Manuel: Aspetta, ti aiuto a uscire!
Il ragazzo mise un piede vicino ai piedi di Luce e l'altro poco distante, scendendo nel piccolo buco; quindi si chinò verso di lei per farla aggrappare alle sue braccia, ma mentre la stava tirando su il terreno erboso su cui aveva messo i piedi cedette e i due ragazzi scivolarono ancora per terra. Questa volta erano uno sopra l'altra; Luce era immobile, perché adesso aveva preso anche il colpo del peso di Manuel che le cadeva addosso. Il ragazzo si staccò da lei facendo leva sulle braccia, giusto in tempo per essere sorpreso da Zack, che era stato svegliato dal gran trambusto.

Zack: Manuel! Cosa... diamine stai facendo? Dov'è Luce?

Lo spadaccino si avvicinò di un paio di passi, una distanza più che sufficiente per vedere al buio che la ragazza si trovava sdraiata sotto di lui e ansimava. Zack fece un passo indietro e cercò di schermarsi

Zack: Ah.. beh, ma me lo potevate dire che non volevate essere disturbati... ok, me ne vado.. continuate pure!
Manuel: Ma che.. ZACK! Noi non stiamo...
Zack: Sssst, o sveglierai Izzy e Vera! Non c'è mica niente di male eh, non devi vergognarti.
Lo spadaccino diede le spalle ai due pseudo-amanti e incrociò le braccia
Zack: Peccato per Vera però.. sembrava essere interessata a te.. beh, immagino dovrà cambiare target.
Manuel: MA.. IO NON STO...
Luce: Senti Man, perché non ti alzi invece di cercare di difenderti? Sai.. sto soffocando qua sotto..
Manuel: Eh, vorrei ma non posso.. ora sono incastrato.. Zack, dammi una mano!
Zack si voltò, con un sorriso beffardo
Zack: Cosa? Alla tua età hai già bisogno di aiuto?
Manuel: ZACK, PER IFRIT, NON STO FACENDO QUELLO CHE PENSI!!! Aiutami piuttosto, che Luce non respira!
Solo in quel momento lo spadaccino capì che il suo amico diceva sul serio, per cui si avvicinò e sbloccò il piede di Manuel, incastrato in un piccolo arbusto;
Manuel: Oh, grazie.
Con un gesto atletico Manuel tornò in piedi, quindi diede il braccio a Luce per poterla far risalire. La ragazza si mise in piedi, finalmente, e potè recuperare il fiato.
Zack: Comunque, se non stavate facendo... insomma, come diavolo siete finiti in quel buco?
Luce: Ehr.. lasciamo stare. E' una storia lunga.
Manuel guardò la faccia della ragazza; era arrossita ed aveva uno sguardo anche più imbarazzato di quello che doveva avere lui. E in più adesso avrebbe dovuto anche ringraziarla per aver omesso che la causa di tutto era un suo incubo. Comunque visto che ormai Zack era sveglio, per superare quel discorso imbarazzante Manuel deviò la conversazione su alcuni dettagli che stava notando solo in quel momento. Era ancora notte, ma erano vicine le luci dell'aurora; il ragazzo osservò alle spalle di Zack e vide Vera e Izzy dormire abbracciate.
Manuel: Ma.. Bartz e Barret che fine hanno fatto?
Zack: Oh, è successo circa un'ora fa. Barret e Vera hanno finito di discutere e alla fine ha vinto lei. Quindi Barret ha sollevato di peso Bartz e se l'è portato via. Diceva che sarebbe andato a Irwine, e che avrebbe ricostruito la sua Maison de Suite.
Luce: Ma tu.. come fai a sapere tutto questo? Non stavi dormendo?
Zack: Sì,ma non si poteva stare addormentati quando Barret è arrivato. E' stata una carica di elefanti, che ha preso e portato via Bartz. Subito dopo ho sentito Vera che si sdraiava vicino a Izzy e le raccontava ciò che aveva fatto.
Manuel: Izzy? Quindi è sveglia anche lei?
Zack: Si è svegliata quando ha sentito Barret. Era impossibile continuare a dormire. Certo, voi stavate facendo le vostre cose.. sarà per quello che non l'avete sentito.
Luce divenne dello stesso colore dei suoi capelli, rosso incandescente. Manuel tossì, per poi ribadire ancora una volta la verità
Manuel: Noi non stavamo facendo nulla! Noi..
Zack: Sì, sì. Dicono tutti così. Ma adesso.. credo che abbiamo visite.
L'alba era imminente e i primi raggi del sole provenienti da est illuminarono la figura che aveva raggiunto i Guerrieri della Luce - e Manuel. Era un individuo incappucciato, completamente avvolto nel suo mantello; c'era solo una fessura, che faceva intravedere gli occhi azzurri.
Il nuovo individuo si avvicinò in silenzio ai tre ragazzi in piedi, superò Zack e Manuel e si fermò a pochi metri da Luce; improvvisamente estrasse la spada e la puntò contro di lei.
???: Ragazza, chi sei? Perché sei in compagnia di questi due guerrieri?
Luce: …ehr.. io.. io…
Zack: Fermati, Cecil! E’ una nostra amica!
Manuel: Cecil?
Solo in quel momento la figura incappucciata si levò il cappuccio e mostrò il suo volto. Era effettivamente Cecil, ma non sembrava avere buone intenzioni. I suoi occhi non sembravano intenzionati a fermarsi, se prima non avesse avuto una risposta, e più che convincente, da Luce.
Cecil: Allora? Dunque, cos’hai da dire?
Luce: …ma.. ma..
Cecil: se non mi rispondi, non posso garantire per la tua incolumità. Avanti, chi sei e cosa ci fai qui?
La spada venne puntata molto più minacciosamente verso la gola della ragazza
Luce: ..mi.. mi chiamo Luce e…
Zack: Ma insomma, Cecil!! Che diavolo ti prende? E’ con noi, è nostra amica e soprattutto sa dov’è il Cristallo del Sole! Abbiamo appena trovato quello della Primavera, ci manca solo quello e poi siamo a posto!! Abbassa la tua arma e non temere, garantisco io per lei!
Cecil fu irremovibile, sebbene mostrasse di aver capito.
Cecil: Mi dispiace Zack, ma ho avuto una notizia da una fonte estremamente importante. Una notizia che riguarda questa ragazza. E nemmeno un Guerriero della Luce può rispondere per lei: deve darmi le sue risposte da sola. Parla dunque, è vero ciò che sta dicendo Zack su di te?
Luce: …ma..che cosa dovrei…
Cecil: Devi dirmi la verità. Ne pù ne meno.
Manuel si accorse che la lama della spada di Cecil era fin troppo vicina alla gola di Luce, tanto quasi da non consentire alla ragazza di respirare, quindi si fece avanti e intervenne
Manuel: ..però se la lasciassi parlare sarebbe meglio!
Cecil: Cosa?
Manuel: La spada.. la stai soffocando!
Cecil si avvide della cosa e non potè dare torto a Manuel. Ritrasse immediatamente la spada e attese. In fondo una risposta l’aveva già avuta, e da un Guerriero della Luce, ma aveva dato la sua parola d’onore e non poteva rifiutarsi. Ciò però non significava che non avrebbe potuto ugualmente comportarsi civilmente, per quanto in modo ostile.
Luce si liberò dalla morsa e potè riprendersi
Luce: …beh, si, è tutto vero. Mi chiamo Luce e conosco la locazione del Cristallo del Sole. Ma per.. per quale motivo mi consideri una nemica?
Cecil ritrasse definitivamente la spada e la ripose nella fodera.
Cecil: In tal caso. E’ bene che io ti risponda: mi chiamo Cecil Harvey e.. mi avevano detto che un
Doppelganger aveva incontrato i Guerrieri della Luce.
Luce: doppelganger?
Cecil: Esatto. Sono delle creature infide, create in qualche laboratorio sotterraneo. Dicono che abbiano parentele coi tomberry, con la sola eccezione che queste creature sono capaci di copiare qualunque persona esistente.. e normalmente non lavorano da soli,ma hanno un mandante.
Luce: Quindi pensavi che io fossi un doppel..quella-cosa-lì?
Cecil: Non è proprio così. Qualcuno di cui posso fidarmi mi aveva detto che avrei dovuto controllare, dacchè un doppelganger era stato visto prendere confidenza con un Guerriero della Luce nei pressi di Irwine. Siccome i doppelganger hanno sempre fini poco puliti e conducono molto spesso alla distruzione, non ho potuto fare a meno di intervenire.
Zack: Ma allora perché le hai chiesto chi è e da dove viene?
Cecil: L’unico modo per smascherare un doppelganger è porgli due domande precise sul suo passato. I veri doppelganger non riescono a rispondere, perché non hanno un vero passato – essendosi trasformati in altri. Neanche sotto suggerimento riescono a rispondere, perché il loro grave limite è quello di non avere una storia personale.
Manuel: Ma Luce ti ha risposto di sua volontà. Quindi immagino non sia..
Cecil: No, Luce non è un doppelganger.
Luce: Ma.. perché hai pensato che lo fossi?
Cecil: Di solito le copie non sono esattamente uguali all’originale. Hanno dei dettagli differenti, molto spesso il colore degli occhi e dei capelli, che diventano di un colore rosso acceso quando sono trasformati.
Zack: Va bene, va bene. Abbiamo capito, adesso però abbiamo chiarito tutto, Luce non è una di quei doppel.. quelle cose lì, e siamo anche di fretta perché dobbiamo trovare il Cristallo del Sole!
Manuel: Ehi! Non dimenticare che dobbiamo trovare anche Ce… oh.
Manuel capì che stava dicendo una cosa pleonastica. Che poi era un termine elegante per dire che stava dicendo una cosa inutile, quasi come lui si sentiva in quel momento. Approfittò del momento, in cui comunque Izzy e Vera stavano ancora dormendo, e con lo sguardo basso tese verso Cecil la lettera che Vincent gli aveva consegnato.
Il paladino fece un salto indietro nel vedere quel plico, ed ebbe conferma dei suoi pensieri quando vide lo sguardo basso di Manuel, Zack e Luce.
Cecil: Questo… immagino sia Vincent.
Prese delicatamente la pergamena, la aprì e la lesse attentamente. Luce potè scorgere il luccicare di una lacrima scivolare veloce lungo il viso di Cecil mentre leggeva, per poi ricomporsi e affermare.
Cecil: Va bene. Dove siete diretti?
Zack: Noi? Dobbiamo tornare indietro.. secondo ciò che dice Luce il cristallo del Sole si trova dall’altra parte delle montagne.
Cecil strinse nelle mani la pergamena di Vincent. Nei suoi occhi perfino Manuel potè leggere il suo pensiero, disposto a tutto pur di realizzare ciò che c’era scritto su quel documento, probabilmente l’ultima volontà del vampiro.
Cecil: Molto bene. Allora vi seguirò anch’io.
 

Odstarva

Ashaad Nehraa Talan
Episodio LI

Cecil camminava davanti a loro con passo spedito, verso Irwine. All'improvviso si fermò, causa un improvviso dubbio. Si rivolse ai cinque compagni e prese fiato.
Cecil: Voi... Avete letto la lettera di... V-Vincent, vero?
Zack: No, io no. Manuel?
Manuel scosse lentamente la testa.
Cecil: Nemmeno tu, Manuel? Mi pareva che Vincent ti fosse molto legato...
Manuel arrossì sentendosi gli occhi di tutti puntati addosso.
Manuel: No, io... Non l'ho letto. Non... Ne sono stato capace.
Zack: Non ne sei stato capace? In che senso scusa?
Vera: Ehm... Zack...
Cecil: Ti capisco. Però devo chiederti di ascoltarla comunque. A tutti. Perchè temo che avrò bisogno di voi.
Zack: Noi?
Manuel annuì.
Manuel: D'accordo. Vai.
Cecil: In questa lettera, Vincent mi informa di non essere riuscito ad allearsi con... Con... So che vi sembrera folle ma...
Zack: Allearsi con...?
Cecil: Con... Con i Mimik.
Zack: I... I Mimik?
Vera e Luce inspirarono bruscamente, quasi nello stesso momento.
Manuel: I MIMIK?!?
Immediatamente nella testa di Manuel si affollarono le immagini di lui e Zack che scappavano da quella grotta infestata, correndo a perdifiato. Poi rivide quel liquido verde viscoso sulle sue mani e senza rendersene conto stava alzando la mano destra e la stava portando davanti alla sua faccia. Rimase paralizzato lì, con gli occhi sbarrati.
Vera: Manuel...? MANUEL!!
Luce: MANUEL!!
Cecil: Co... Cosa gli succede?
Zack: Ehr... Temo che sia aracnofobico... Anche la prima volta che li abbiamo incontrati... Si è sentito subito molto male. Ehi, Manuel! E' tutto ok?
Persino Isabelle ora lo osservava, preoccupata. Le voci dei suoi compagni furono come una soffiata gelida. Manuel inspirò ed espirò. Adagiò il braccio alzato, docile lungo il fianco.
Manuel: Si. Non vi preoccupate. E' tutto a posto.
Vera: Sei sicuro?
Luce: Sei un po' pallido, in effetti...
Manuel: Ehm... Davvero, sto bene.
Cos'erano tutte quelle attenzioni? Lo mettevano seriamente in difficoltà.
Zack: Ad ogni modo... Che c'entriamo noi coi Mimik?
Cecil: Lui ha lasciato a me il compito di farlo. Devo convincere il capo dei Mimik ad unirsi a noi.
Zack: COSA?!? Andiamo, è una follia, ti ucciderebbero!
Vera: Sapete? Non sono sicura che i Mimik sappiano parlare la nostra lingua...
Cecil: Il capo la conosce. Vincent sospettava di non riuscire a parlarci, anche se non mi voleva dire il perchè... Ora mi è chiaro. Sapeva che avrebbe dovuto... Insomma... Fare quel che ha fatto.
Zack: Ma... Proprio quei Mimik che ci sono fra le montagne o quelli di città?
Cecil: Zack, i Mimik di città fuggono se li guardi storto e basta un colpo ben assestato sulla testa per ucciderli. Che utilità potrebbero avere nella Grande...
Zack: Nella Grande...?
Cecil si morse il labbro. Poi però si disse di non avere scelta.
Vera: Ehm... Si-ginore? La Grande cosa?
Cecil: La... La Grande... Guerra. La Grande Guerra.
Vera: Che cosa?!?
Zack: COOOSA?!?
Luce: Grande... GUERRA?!?
Izzy: Oh, no...
Cecil: Si, una Grande Guerra è in procinto di scoppiare. Per questo Vincent stava reclutando tutte le truppe che poteva per...
Zack: Vincent stava... Reclutando truppe?!?
Manuel:... Si, ora capisco.
Tutti si voltarono verso Manuel. Cecil abbassò la testa. Ecco perchè non voleva dirglielo.
Zack: Capisci... Cosa, Manu?
Manuel: Si, è così... Anche noi, vero? Anche noi siamo delle... "Truppe", non è così?
Calò un minuto di silenzio, dove la tensione si tagliava con un coltello. Purtroppo, come ben si sa, chi tace lo fa perchè gli manca il coraggio di negare. Zack avanzò qualche passo verso Cecil.
Zack: Andiamo... Non... Non starai dicendo sul serio!
Cecil: Avrei voluto dirvelo... Con più calma... Più avanti...
Manuel: Si, certo, quando non avremmo più potuto rifiutare. Complimenti, davvero ingegnoso.
Zack: Cecil, tu vuoi mandarci in GUERRA?!?
Manuel: Ma certo. Il gruppo dei Guerrieri della Luce, no? Contemporaneamente infonderebbe fiducia negli altri soldati ed assicurerebbe un grande vantaggio, non trovate?
Vera: Manuel, non pensi di esagerare adesso?!?
Cecil: No, signorina. Manuel ha capito tutto, ha capito fin troppo bene. Solo che... Se ha capito tutto questo immagino che abbia capito anche che non avevo scelta.
Manuel: Naturale. Se ce lo avesse chiesto... Andiamo, chi di noi avrebbe accettato di lanciarsi in una Guerra?
Zack: Se ci avesse spiegato i motivi di questa Guerra, magari lo avremmo fatto!!
Cecil: E' vero ma...
Manuel: E' un rischio che non poteva correre. Se avessimo rifiutato poi non ci sarebbe stato modo di recuperarci.
Zack: Beh, non mi pare che in questo modo abbia risolto qualcosa! Siamo qui, tutti arrabbiati perchè ci voleva ingannare!
Manuel: Secondo i suoi piani io non avrei dovuto capirlo, oppure avrei dovuto tacere...
Cecil: La seconda. Ci contavo veramente.
Zack: Ohi, Ohi, OHI! Cecil, TU tentavi di ingannarci e speravi che Manuel non ce lo facesse notare?!? E per quale motivo io non avrei dovuto arrivarci come Manuel?
Cecil: Perchè tu ti fidi dei tuoi amici, Zack Fair.
Zack si ammutolì e guardò Manuel, aspettando delucidazioni.
Manuel: Già. Io sono abituato a non averne, quindi mi faccio sempre delle domande.
Cecil: Bene. Ora non mi resta che spiegarvi i motivi della nostra entrata in scena nella Grande Guerra. L'Impero ha dichiarato, più o meno apertamente, guerra alla Piaga Nera. Mancano le fiscalità finali per dare inizio ad uno scontro senza pari. Ovviamente dietro a tutto questo ci sono le abili mani del Chaos, che manipolano le due fazioni a loro piacimento. Che motivo avrebbe il Chaos di far scoppiare una guerra? Come ben sapete quell'essere è alimentato dall'odio e dalla sofferenza, ed una guerra è il posto migliore dove trovare questi due ingredienti a sazietà. Con questa guerra, il Chaos romperà definitivamente il sigillo che lo tiene prigioniero. Le nostre forze scenderanno in campo per impedire che le due forze si scontrino.
Zack: Ma... E perchè il vostro esercito non dovrebbe causare odio e sofferenza? Non è un esercito come gli altri?
Cecil: Il nostro esercito combatte per la Pace. Non l'illusione della Pace per cui credono di combattere i due eserciti, la Pace vera e propria. Chi combatte per portare la pace non è animato da cattive intenzioni e benedice i caduti liberandoli dalle sofferenze del campo di battaglia. Il nostro esercito fermerà gli altri due, almeno temporaneamente. Dopodichè voi Guerrieri della Luce dovrete adempiere al vostro destino e distruggere il Chaos, prima che i due eserciti si rimettano l'uno contro l'altra.
Zack:... Facile, no?
Cecil: No. Non sarà facile, anche se siamo uniti. Per me da solo... Sarà semplicemente impossibile. Quindi io vi prego, Guerrieri della Luce. Affiancatemi nella mia battaglia contro il Chaos. E' lui il motivo di tutto. E' lui la causa di tutte le nostre sofferenze. Il tuo villaggio, Manuel... -Indicò Manuel- ... Gongaga, Zack... -indicò Zack- ... Ehm... Le tue sofferenze, Isabelle... E anche le vostre, sebbene non le conosca. Hanno tutte un unico comune denominatore. Il Chaos.
Zack: Io... Io ci sto. Ragazzi?
Izzy: Certo! Quando si comincia?
Vera:... Facciamolo.
Cecil annuì e si rivolse agli altri due.
Cecil: Voi due... Sarete con noi? La vostra compagnia sarebbe alquanto gradita.
Luce: Oh, per me... Non c'è problema!
Manuel: Io... Io... Sì. Va bene.
Cecil li gratificò in uno dei suoi rari sorrisi.
Cecil: Vi sono debitore.
Il gruppo camminò costantemente tutto il giorno. Era un giorno nuvoloso, ma non pioveva ancora. Ultimamente questo tempo era molto frequente, negli ultimi mesi non si aveva memoria di una bella giornata di sole, salvo rare eccezioni. Poi negli ultimi giorni... Beh, il tempo aveva dato il meglio di sè: temporali, tempeste magnetiche, pioggie quasi torrenziali e, a volte, persino un bellissimo, grande sole splendente. Verso sera il gruppo aveva quasi raggiunto di nuovo Cornelia, ma decisero di accamparsi qualche centinaio di metri prima, nel bosco, per evitare di mettere in agitazione gli abitanti della città, come l'altra volta. Di sicuro non attendevano altro che il ritorno dei loro Guerrieri della Luce, in particolare di Zack. Accesero un fuoco e si sedettero tutti intorno. Dopo una magra cena gentilmente offerta da Cecil (che teneva delle provviste in una saccoccia nascosta dal mantello), il gruppo decise di coricarsi.
Manuel si ritrovò in una locanda, che riconobbe come la Maison de Suite di Barret. Vide una sagoma vagamente familiare e si avvicinò stringendo gli occhi. All'improvviso la figura diventò tutta nera, e sulla sommità apparvero due occhi di ghiaccio. Senza che Manuel se ne rendesse conto immediatamente, la Maison iniziava ad andare a fuoco. Manuel scattò seduto, scoprendo che quello non era altro che un sogno. Ed ecco che un sogno iniziato come tanti altri sfociava di nuovo nel suo incubo "preferito". Si passò una mano fra i capelli e notò che Cecil era ancora sveglio. Anche lui notò il ragazzo.
Cecil: Oh, Manuel... Sei sveglio.
Manuel annuì.
Cecil: Dovresti dormire, sai? Domani ci aspetta una giornata lunga e faticosa.
Manuel: Ma spetterà anche a te, no? Come mai non dormi?
Cecil: Oh, non è niente... Stavo solo... Niente...
Manuel lo guardò storto. Cecil si arrese.
Cecil:... Pensavo solo... Che sarà molto difficile senza Vincent.
Manuel: Già...
Calò il silenzio.
Manuel: Certe volte... Certe volte vorrei essere un Guerriero della Luce... Vorrei avere la loro forza... La loro determinazione... Invece sono solo un uomo. Uno stupido, insignificante uomo.
Cecil: Ehi, calma, aspetta un momento... Essere un uomo è molto meglio che essere un Guerriero della Luce!
Manuel: Si, certo...
Cecil: Senti, Vincent teneva molto a te, Zack tiene molto a te, TUTTI qui teniamo molto a te. E non perchè pensiamo che potresti essere un Guerriero della Luce, ma perchè sei un nostro amico!
Manuel:... E' facile parlare... Per te.
Cecil: Per... Me?
Manuel: Hai un'armatura luccicante, una spada che fa concorrenza a quella di Zack, sei affascinante, sei... Sei tutto! Sei un uomo forte.
Cecil non rispose, rimase con la bocca aperta.
Manuel:... Anzi, a dirla tutta sei fin troppo forte. Siamo sinceri. Che speranze può avere un Manuel Viridis come me, se nel mondo ci sono persone come Cecil Harvey, come Zack Fair o Vincent Valentine?
Cecil ancora una volta non rispose.
Manuel:... Avrei dovuto essere io, a scoppiare in aria.
Manuel non diede il tempo a Cecil di rispondere, si lasciò cadere a terra e finse di dormire. Sentì che Cecil faceva altrettanto, poco dopo. La mattina dopo arrivò in fretta, e dopo stiracchiamenti vari il gruppo era finalmente pronto a ripartire.
Zack: Non ditemi che dovremo attraversare Cornelia... Vi prego.
Cecil: No, fortunatamente esiste un'altra strada. Lo vedete questo bosco alla nostra destra? Basta seguirlo costeggiando le mura di Cornelia e ci gireremo praticamente intorno. Dovrebbe esserci anche un sentiero, se non sbaglio.
Zack: Grandioso! Vada per il sentiero! Voi siete d'accordo?
Tutti acconsentirono e la compagnia, composta ora da sei elementi, seguì Cecil nel bosco. Come previsto dal nobile cavaliere, si imbatterono presto in un sentiero, che seguirono per due ore abbondanti, vedendo scorrere via Cornelia alla loro sinistra. Superata Cornelia trovarono l'enorme prato verde e sconfinato che i viaggiatori, allora solo tre, avevano percorso tempo prima. C'era un piccolo corso d'acqua.
Cecil: Seguiamo questo fiumiciattolo ed arriveremo a valle in una giornata circa.
Vera: Ehm... Mi perdoni... A valle?
Cecil: Dammi pure del tu, Vera. Comunque si, a valle. Non vi eravate accorti che Cornelia è su una collina?
Zack: Uhm... Ora che me lo fai notare si.
Cecil: Forza, andiamo.
Manuel:... Cecil?
Cecil si rivolse a Manuel.
Manuel: Dove arriveremo seguendo questo fiumiciattolo?
Cecil: Uh? A valle, te l'ho già...
Manuel: No, no, intendevo... Che città c'è a valle? Noi siamo atterrati direttamente sul prato e siamo andati avanti...
Cecil: Ah, certo, scusate. Seguendo questo fiumiciattolo arriveremo nella capitale, Archades.
Zack: Nella CAPITALE?!? Scusami, Cecil, ma non mi sembra una buona idea. Ci saranno guardie ad ogni curva! Ed al giorno d'oggi non c'è nessuno che non conosca la nostra faccia!
Cecil: Non ti preoccupare di questo. Ce ne terremo a debita distanza, la voglio usare solo come punto di riferimento.
Vera: Ma... Cecil... Ce la faremo ad arrivare alla città successiva?
Cecil: Uh?
Vera: Nel senso... Immagino che tu non abbia provviste infinite, nella saccoccia. Se non ci fermeremo ad Archades, faremo in tempo ad arrivare alla città successiva senza morire di fame?
Cecil: E' probabile che ce la faremo.
Zack: E'... Probabile?
Cecil: Si. Non posso darlo per scontato, mi dispiace. Tuttavia... Non abbiamo molta scelta.
Manuel: E se...
Tutti si girarono verso di lui, facendogli sprofondare la voce in un abisso. Deglutì e proseguì.
Manuel: E se andassimo a vedere... Dove tenevano rinchiuso Zack? E' probabile che ci sia del cibo, laggiù... Per i soldati...
Cecil: Uhm... Si... Ora che Venomin è morto... Non ci dovrebbero essere grandi difficoltà ad infiltrarsi nella struttura. Zack... Non ti dispiace, vero?
Zack:... Io... D'accordo. Ma ci staremo solo per il tempo strettamente necessario. Non ho intenzione di tornare in quel posto e rimanerci più di quanto serva.
Cecil: Perfetto.
 

Doomrider

Guerriero della Luce
Episodio LII

Dopo essersi messi d’accordo sul tragitto da percorrere il gruppo di Guerrieri della Luce - e non- iniziò la marcia prendendo la tangenziale di Cornelia, per così dire. In testa c’era naturalmente Cecil, che faceva strada, seguito a ruota da Zack e Luce, quindi Izzy e infine Manuel e Vera a chiudere la fila.
Zack guardò le casette che comparivano di tanto in tanto alla sommità della collina, quando gli alberi permettevano di incrociarle con lo sguardo; non che gli dispiacesse sul serio attraversare quella cittadina, ma non voleva che gli inevitabili festeggiamenti per il loro ritorno ritardassero il loro cammino. Erano già abbastanza in ritardo già così, in fondo. A saperlo prima avrebbero cominciato la ricerca dei cristalli da quello del Sole, visto che il loro viaggio era partito praticamente dalla zona dove Luce riferiva di averlo visto.
Anche Izzy aveva preferito evitare Cornelia, ma per un motivo completamente diverso: si era accorta che ultimamente Manuel sembrava più strano del solito quando si manifestava qualcosa che aveva a che fare con i Guerrieri della Luce, e non voleva tirare la corda più del necessario. In fondo non aveva scelto lei di essere il Guerriero dell’Autunno, né Zack di essere quello dell’Inverno; non le pareva di buon gusto ostentare la loro condizione, specialmente se questa faceva stare male un loro amico. Non capiva il perché comunque Manuel stesse male, ma le era parso più che evidente in ormai diverse circostanze; ed era abbastanza convinta che se ne avesse parlato con Zack, Vera, Luce o Cecil tutti le avrebbero dato le stesse conferme.
Vera dal canto suo non era mai stata a Cornelia e non poteva sapere tutta la storia trascorsa, ma non le importava neanche: le bastava stare vicino a Manuel e supportarlo per quanto possibile.
Manuel infine si disinteressava completamente della strada: potevano anche portarlo in capo al mondo, a Cornelia, ad Archades o anche all’inferno, per lui non cambiava. Quella mattina era anche abbastanza nervoso, per il discorso avvenuto con Cecil nella notte che aveva peggiorato la sua sensazione di inferiorità invece di migliorarla. Poi guardava davanti a sé e vedeva Zack e Luce camminare con audacia, con le rispettive spade sulle schiena e con un portamento da Guerrieri della Luce, e non poteva che sentirsi peggio. Per certi versi il ragazzo di Gongaga e la ragazza dai capelli rossi erano identici: le uniche differenze stavano nella dimensione delle loro armi, anche perché l’Excalibur era di dimensioni molto più grandi di qualsiasi altra spada esistente, nel colore dei capelli, nella lunga treccia di Luce e… basta. Il portamento, l’aura maestosa che li circondava, l’ottimismo, la forza d’animo e probabilmente anche i poteri erano gli stessi.
Manuel strinse i pugni e cercò di cambiare pensiero, perché se fosse andato avanti così avrebbe sicuramente tirato un pugno sulla corteccia di un albero, o qualsiasi altra cosa sufficientemente dura per sfogare la sua rabbia. Vera si accorse del costante peggioramento di umore del ragazzo di fianco a lei, ma non gli disse nulla.
Semplicemente gli si avvicinò con la mano sinistra alla sua destra e gliela prese, stringendola dolcemente; quel contatto fu come una doccia gelata per Manuel, che era talmente perso nella sua autocommiserazione e sovra esaltazione delle qualità altrui che non si era accorto che Vera gli si era gradualmente avvicinata fino a stringergli la mano. La rabbia sparì in un istante, sostituita da imbarazzo
Manuel: ..co..sa c’è?
Vera: Niente. Volevo stringerti la mano
La ragazza mentì spudoratamente con quel “niente”; sperava invece di distoglierlo dai suoi pensieri e si congratulò con se stessa quando vide che aveva avuto successo. Il gruppo proseguì abbondantemente nella foresta che circondava la collina di Cornelia, fino a raggiungere uno stradone sterrato che interrompeva bruscamente il confine degli alberi. Manuel osservò con imbarazzo crescente la sua mano unita a quella di Vera fino a chiederle
Manuel: ..ehm… dobbiamo andare avanti per tanto.. appiccicati?
Vera gli sorrise, anche se quella domanda le fece abbastanza male.
Vera: No.. se non vuoi, no..
Quindi staccò la mano dalla sua, in modo così repentino che Manuel si dovette mordere la lingua e rimangiarsi ciò che aveva detto. Certo che ci metteva anche del suo per peggiorarsi la vita, doveva riconoscerlo. Guardò ancora Luce e Zack, che si erano fermati di fianco a Cecil sul ciglio della strada, ed ebbe un fremito di nervoso; rigettò indietro quei pensieri e si avvicinò anche lui, seguito da Vera e Izzy.

Cecil: Questa è la strada maestra. Se la seguite arrivate direttamente nella piazza principale di Cornelia.
Zack: Quindi la attraversiamo e andiamo dall’altra parte, nella foresta, vero?
Luce: Credo di sì.. a meno che non vogliamo entrare nel paese..
Izzy lanciò uno sguardo a Manuel, che aveva un’espressione molto simile a quella del cielo di quella mattina, grigio e cupo, e si affrettò a dire
Izzy: Attraversiamola. La strada è ancora lunga, dobbiamo raggiungere la grotta dei Mimik prima di sera.
Al sentire pronunciare i Mimik, Manuel ebbe un conato di vomito. Possibile che…
Zack guardò verso la salita, fece un passo nella strada ed esclamò:
Zack: AH, però! Senza alberi si vede bene… sì, è proprio Cornelia!
Izzy, Cecil e Vera lo seguirono e rimasero impressionati nel vedere la sommità dell’enorme statua del Guerriero del Sole completamente di ghiaccio scintillare sotto i pochi raggi di sole che riuscivano a filtrare dal manto nuvoloso che copriva il cielo. La statua di ghiaccio sembrava non essersi né sciolta né consumata nonostante il tempo, e la spada del Guerriero del Sole puntava esattamente verso la strada maestra, che era rivolta a Est.
Luce e Manuel erano rimasti gli unici ancora nel bosco, ma raggiunsero presto i loro compagni. Anche i due ragazzi guardarono verso quella statua, perché era uno spettacolo troppo grande per non destare la curiosità perfino di uno come Manuel. Il ragazzo si fermò esattamente a un passo da Luce, arrivando a un centimetro dalle spalline della sua armatura leggera; la ragazza era completamente estasiata da quella maestosa figura che le puntava la spada contro, tanto da farle quasi mancare il respiro
Luce: …è magnifica… è.. scintillante…è…è…
Fece un passo indietro, mettendo le mani leggermente in avanti per non perdere l’equilibrio. Chiuse gli occhi per cercare di resistere, tanto che la spada le cadde dalle spalle. Manuel se ne accorse subito e afferrò la ragazza prontamente, come già aveva fatto diverse altre volte, prima che cadesse.
Manuel: Ehi! Che cos’hai Luce? Va tutto bene?
Luce: S..sì.. è solo.. un giramento di testa… passerà subito..
Zack: Te l’avevo detto che avresti dovuto mangiare di più prima di partire..
Luce guardò lo spadaccino sorridendo, nonostante la testa le girasse ancora abbondantemente
Luce: Va bene, la prossima volta.. cercherò di darti ascolto..Però adesso.. avrei bisogno di sedermi..
Cecil: Un motivo in più per toglierci dalla strada. E’ pericoloso stare in bella vista su una strada principale di questi tempi.
Manuel annuì e aiutò Luce a camminare, sostenendola con un braccio sulle spalle; appena fu di nuovo nel bosco, coperta dagli alberi, la ragazza si riprese. La guarigione più immediata che Manuel avesse mai visto.
Zack fece per raccogliere la spada della ragazza ma appena le sue dita la sfiorarono, l’arma prese fuoco, fino a trasformarsi essa stessa in fiamme ardenti e –ovviamente- non impugnabili.
Zack: Ma che dia…
Luce si alzò di scatto, o meglio cercò di alzarsi più velocemente possibile
Luce: No.. quella spada può essere presa solo.. da me..
Zack: ..ah però… non male come antifurto..
Luce camminò verso il piccolo falò che si era acceso in strada, stese la mano verso le fiamme e immediatamente la sua spada ritornò ad essere un normale oggetto; la ragazza la afferrò e se la rimise sulle spalle, quindi si voltò verso Zack, Cecil, Vera e Manuel che erano rimasti tutti senza parole e disse
Luce: …lo so che vi può sembrare strano.. ma questa spada si comporta sempre così. E’ da quando l’ho trovata che..
Mentre parlava incrociò ancora con lo sguardo la statua del Guerriero del Sole ed ebbe un nuovo capogiro; questa volta fu meno forte, perché Zack non dovette nemmeno sorreggerla. Nonostante questo lo spadaccino le prese il braccio sinistro e se lo mise sulla spalla, in modo da evitare improvvise ricadute.
Il gruppo ritornò quindi nella foresta e dopo una breve sosta, nella quale Luce bevve e mangiò ancora qualcosina, dando fondo a tutte le scorte rimaste a Cecil, riprese il cammino. Si allontanarono dalla foresta di Cornelia e si addentrarono in quella molto più grande e pericolosa che si estendeva fino alle catene montuose di Zanarkand.
Durante il viaggio, più o meno nel primo pomeriggio, il gruppo si era ridistribuito: ora Cecil avanzava insieme a Zack, Izzy e Vera seguivano e Manuel era rimasto dietro con Luce. Anche se la ragazza ora stava bene e camminava nello stesso modo di prima, Manuel la vedeva più.. sopportabile. Non sapeva spiegarsi perchè, forse il capogiro che aveva avuto l’aveva resa meno perfetta.. meno divina. E anche Zack gli pareva un pochino più umano, sebbene lo spadaccino di Gongaga non avesse avuto nessun tipo di contrattempo. Alcuni raggi di sole iniziarono a penetrare fra le cime degli alberi, mostrando che anche le nuvole della mattina se ne erano andate.
Izzy: Cecil, sbaglio o questa foresta…
Cecil: Sì, qui sorgeva il Carcere Imperiale di Massima Sicurezza
Zack rabbrividì a sentire pronunciare quel nome; si ricordava ancora molto bene della carneficina che aveva causato, subito dopo aver ricevuto la Benedizione della Stella Polare. A circa un centinaio di metri si potevano già intravedere le rovine della torre dell’Inquisitore Venomin, la più alta di tutta la fortificazione medievale.
Luce: Quel posto.. non mi ispira niente di buono
Zack: A chi lo dici…
Manuel: Sembra diverso da quando l’abbiamo visto l’ultima volta… anche se non è stato in effetti per tanto tempo.
Zack: Io me lo ricordo molto bene invece. Guarda, c’è ancora il ponte semidistrutto.
Zack indicò più avanti, dove un’apertura negli alberi permetteva di distinguere molto bene l’ingresso principale di quella struttura. I cinque ragazzi e Cecil avanzarono fino a uscire dalla foresta e si diressero verso quell’ingresso.
Vera: Ma sarà sicuro entrarci? Non è che ci sono ancora soldati?
Cecil si voltò, considerando un attimo la cosa.
Cecil: In effetti.. potrebbe essere un problema. Che io sappia dopo il processo che ha subito Zack, l’imperatore ha dato ordine di evacuare il Carcere e ha imposto il segreto militare su tutta la faccenda.
Luce: Beh, allora il problema non si pone. Se se ne sono andati tutti..
Cecil: Non è proprio così. Conosco l’imperatore, ma soprattutto so che non è stato suo il decreto. Deve averlo imposto Hojo.
Izzy: Quindi se l’ha imposto Hojo, è probabile che l’abbia fatto per qualche motivo…
Cecil: Non so quali fossero i piani di quel dannato consigliere, ma di certo non avrà lasciato la struttura deserta senza un motivo.
Vera: Non è abbandonata.
Cecil: Sto dicendo che non so se è abb..
Vera insistette, guardando spaventata verso le mura merlate della fortezza
Vera: N..non è abbandonata, Cecil!
Manuel intervenne, per la prima volta dopo diciassette minuti di silenzio
Manuel: Ha ragione.. c’è della gente là sopra, e ci ha vist…
Una lancia puntata contro la schiena gli fermò la frase; Zack, Cecil e Luce estrassero le armi,ma si accorsero subito che era una resistenza vana. Si ritrovarono completamente circondati da almeno una ventina di uomini comparsi dal nulla e armati fino ai denti; erano anche sotto tiro da altrettanti arcieri sulle mura del Carcere.
Izzy esclamò spaventata
Izzy: Soldati… imperiali!
Luce strinse i denti
Luce: Non.. sono imperiali.
Zack: Che cosa?!
Luce: Osservateli bene.. non hanno armature ordinarie imperiali, né c’è un comandante fra di loro.
Cecil: Luce ha ragione. Questi non sono soldati imperiali, sono…
Manuel: ..sembrano quasi… membri della..
Un uomo incappucciato fece sentire la propria voce, al di là del muro umano dei suoi uomini; era sulla soglia del Carcere, indossava un mantello nero come la notte che gli nascondeva completamente il volto e il resto del corpo era adeguatamente occultato dai pesanti paramenti che indossava. A Manuel quella figura ricordava qualcuno, ma non riusciva a venirgli in mente chi fosse; era strasicuro però di averlo già incontrato.
???: Benvenuti, Guerrieri della Luce. Vi stavo aspettando.
Vera: Chi diavolo sei?! Mostrati e dicci come ti chiami!!
???: Vi dico già da subito che le vostre armi sono inutili. Conviene che le deponiate.
Zack: Non lascerò la mia spada se prima questi pagliacci in armatura non gireranno al largo!
???: Molto bene.
Fece un gesto con la mano e tutti gli individui che stavano minacciando il gruppo di eroi scomparvero, eclissati come degli spiriti notturni alla luce del sole.
???: Adesso devi fare come hai detto, Zack Fair.
Lo spadaccino si morse la lingua, poi ripose la sua spada dietro la schiena
Luce: Ma che fai, sei matto?!
Zack: Non possiamo combattere contro degli spettri. O meglio, potremmo farlo, ma le nostre armi non servirebbero. Tanto vale dare ragione a lui.
Izzy: …probabilmente è vero
Cecil: Dov’è che l’ho incontrato.. ero sicuro di averlo già visto quell’uomo incappucciato..
Vera non aveva ancora abbassato al guardia, fece un passo in avanti e gridò
Vera: Ma non ci hai ancora detto come ti chiami!!
???: Chiedete a Viridis. Lui mi ha già incontrato
Tutti si girarono verso Manuel, che improvvisamente si sentì osservato. Dannazione, perché quando sapeva qualcosa doveva dimenticarsela?!
Izzy: Manu..? Tu sai chi è?
Lo guardavano tutti insistemente, ma in particolar modo Manuel era colpito dallo sguardo dolce e al tempo stesso incuriosito di Vera e Luce.. che si aspettavano una sua risposta. Per fortuna l’ispirazione gli venne, come un fulmine a ciel sereno. Finalmente se l’era ricordato
Manuel: Ma SI!! Certo,ora ricordo… tu..
Puntò il dito verso l’uomo incappucciato
Manuel: ..tu sei.. il Profeta!!
 

Odstarva

Ashaad Nehraa Talan
Spaccato in due perchè troppo lungo :\

Episodio LIII - Parte prima

Manuel: ..tu sei.. Il Profeta!!
Zack: Il Profeta?
Intervenne Zack, espirmendo tutto il suo stupore.
Profeta: Vedo che ti ricordi di me, Viridis. Mi fa molto piacere.
Manuel: Ma allora questa è davvero la Piaga Nera...
Profeta: La perspicacia non ti è mai mancata, Viridis.
Manuel si accigliò. Possibile che riuscisse sempre a dire la cosa sbagliata nel momento sbagliato?
Cecil: Cosa ci fa la Piaga Nera qui?
Profeta: A quanto pare gli imperiali ci avevano quasi localizzato. Abbiamo preferito emigrare da un'altra parte, e qui andava benissimo. Soprattutto dopo che Venomin è... Morto.
I suoi occhi scintillarono per un attimo in direzione di Zack, come se sapesse cos'era successo in realtà.
Profeta: E così... Voi siete il fantomantico "Gruppo della Luce", eh? I leggendari quattro Guerrieri che sconfiggeranno il Chaos una volta per tutte, non è vero?
Zack: Questi non sono affari che ti riguardano.
Profeta: Mi riguardano eccome, dal momento che condividiamo lo stesso scopo. Il Chaos dev'essere distrutto.
Cecil: Voi siete i portatori di Chaos per eccellenza, ed ora affermate di volerlo distruggere?
Profeta: Sono dell'opinione... che bisogna conoscere il proprio nemico, per sconfiggerlo.
Zack: Temo che voi lo conosciate fin troppo bene.
Profeta: Avverto ostilità nella tua voce, Fair. La posso comprendere da Harvey, che ha passato fra le schiere imperiali la maggior parte della sua vita, ma... Non la comprendo da parte tua.
Zack: Non la comprendi? E tutti gli attentati terroristici? I rapimenti? Tutti i...
Profeta: Erano tutti necessari. Tutti fino all'ultimo. Il pianeta mi parla, Fair. Solo io posso comprenderlo ed interpretarlo. Ed ora mi dice di farmi alleati i Guerrieri della Luce e guidarli nella loro battaglia contro l'Impero.
Vera: La nostra battaglia non è contro l'Impero! E' contro il Chaos!
Profeta: Proprio non volete comprendere, eh? L'Impero è il Chaos.
Cecil: L'Impero non è il Chaos. Ma nemmeno la Piaga Nera. Il Chaos sono le interminabili guerre, l'odio, il dolore e la sofferenza. Perchè non lo comprendi, Profeta? Perchè ti ostini a continuare la tua assurda battaglia contro l'Impero? Non ti rendi conto che in questo modo fai solo il gioco del Chaos?
Profeta: Basta così. Mi pare di aver capito che non volete credere in me. Ho indovinato?
Zack: Non che ci voglia un genio...
Profeta: Indi per cui non ho alternative. Dovrò forzarvi. Guardie, rinchiudeteli nei sotterranei. Gli faremo... Cambiare idea.
All'ordine del Profeta, apparvero in una nuvola di fumo nero decine di file di soldati, che circondarono il gruppo definito dal Profeta "Della Luce".
---​
Zack: Fantastico. E adesso?
Lo spadaccino si trovava intrappolato nei sotterranei, insieme ai suoi compagni. Delle sbarre gli bloccavano il passaggio. Ironia volle che fossero rinchiusi nella stessa cella dove Zack aveva passato il suo breve periodo di reclusione. Ciondolava sulle sbarre, senza riuscire a sedersi. Era nervoso, quella cella risvegliava nella sua mente ricordi che lui cercava di tenere ben lontani.
Izzy aveva un rattino bianco fra le mani e si divertiva a solleticargli le orecchie, mentre ne aveva anche uno arrampicato sulla spalla ed altri che le si affollavano intorno ai piedi.
Izzy: Ih, ih, ih... Che carino sei... Ti chiamerò Moogle.
Manuel era seduto nell'angolo e si guardava i piedi con aria afflitta, tenendosi le mani in mano. Luce, alla sua destra, si era appoggiata sulla sua spalla ed aveva chiuso gli occhi, privata della sua spada. Vera, alla sua sinistra, non osava andare aldilà dello stringergli la punta del gomito fra pollice, indice e medio. Cecil era nell'angolo opposto, rifletteva sulla prossima mossa. Non aveva il suo mantello, nè la parte superiore dell'armatura: esibiva una maglietta a maniche lunge viola. Ma i pantaloni di maglia di Mitrhil e gli stivali di Mitrhil bianco scintillavano ancora sulle sue gambe.
Zack: Cecil, spiegami perchè diavolo ci siamo lasciati catturare, ORA.
Senza rendersene conto aveva iniziato a stringere una delle sbarre con tutta la sua forza.
Cecil: Non potevamo fare nulla, Zack. Per la fanteria d'assalto non ci sarebbe stato problema, ma... Hai notato schiere di balestrieri e artiglieri? Non so se un Guerriero della Luce può sopravvivere dopo essere ridotto ad uno scolapasta, però ho preferito non rischiare. Senza contare che tre di noi non sono Guerrieri della Luce.
Dicendolo indicava quasi casualmente Manuel, proprio nel momento in cui quest'ultimo aveva deciso di alzare lo sguardo. Cecil se ne rese improvvisamente conto ed abbassò il dito, per evitare quello che ormai era inevitabile. Manuel riabbassò lo sguardo, accigliato più di prima. Cecil si morse il labbro, ma qualcosa impedì a tutti di farsi ulteriori domande. Un rumore improvviso, sordo, seguito da uno scroscio di piccoli rumori come di cristallo che si infrangeva al suolo. Tutti si voltarono verso la fonte del rumore: Zack si ritrovava a stringere il nulla, con il guanto sporco di neve.
Luce: Ma... Che...
La sbarra che Zack stringeva si era tramutata in ghiaccio. Il ghiaccio, però, non aveva la stessa resistenza dell'acciaio, per cui la presa di Zack fu sufficiente a sbriciolarlo.
Zack: Ma... Cosa...
Cecil:... Ottimo. Ora direi che possiamo uscire e...
Zack: ANDARCENE da questo postaccio?
Cecil: Sarebbe un suicidio, e lo sai quanto me, Zack Fair.
Luce: Scusate eh, ma siamo qua dentro e nessuno sa che possiamo uscire. A questo punto propongo di uscire e spazzare via chiunque ci sia sulla nostra strada...
Cecil: Non mi riferivo a questo.
Luce: No?
Cecil: Mi riferivo al problema esposto dalla nostra Vera, prima.
Vera: Io? Cosa...? Ah, certo. Il cibo. Siamo venuti qui principalmente per questo.
Luce: Propongo di uccidere tutti PRIMA e POI prendere il cibo che ci serve.
Zack: Approvato, andiamo? Prima usciamo di qui meglio...
Cecil: Un momento, voi due. Non vi pare di esagerare un tantino? Uccidere tutti sarebbe una precauzione in più, certo, ma non è strettamente necessario.
Manuel: Sono d'accordo con Cecil. Ci rallenterebbe e basta.
Cecil: Io veramente mi riferivo allo spreco di vite umane...
Izzy: Io non voglio combattere...
Vera: Io sono d'accordo con Cecil, ragazzi... Non è necessario!
Zack: STOP!
Tutti si zittirono e guardarono lo spadaccino privato della sua inseparabile arma.
Zack: Stiamo solo perdendo tempo. Eliminiamo chi ci separa dal nostro obbiettivo e basta, penso che anche Luce intendesse questo... Non è così?
Luce sobbalzò, sentendosi nominata. Si guardò velocemente intorno con aria di scusa.
Luce: S-sì... Scusate, mi sono espressa male... Eh, eh, eh...
Cecil: Molto bene, allora ci siamo dilungati fin troppo su quest'argomento. Usciamo di qui e prendiamo le provviste. Poi potremo andarcen...
Vera interruppe Cecil, facendo un passo avanti.
Vera: Ma... E i balestrieri? Saranno lì, come prima, no? Come facciamo ad eluderli?
Zack non poteva credere alle proprie orecchie.
Cecil: Già. Ottima osservazione. Facciamoci venire in mente qualcosa, ragazzi, altrimenti non ci muoviamo.
Zack biascicò qualcosa di intraducibile, mentre si metteva le mani sulla fronte e camminava a vuoto all'interno della cella. Non ne poteva più di stare lì. La sua capacità di giudizio/osservazione era calata drasticamente, l'unica cosa che gli importava era uscire di lì. Izzy, senza staccare gli occhi dal suo rattino, intervenne.
Izzy: Ih, ih... Potremmo usare... Una Banshee...
Tutti si ammutolirono e la guardarono, a bocca aperta.
Manuel: Co... Cos'è una Banshee?
Zack: Non ne ho...
Cecil: E' un velivolo militare addetto al trasporto dei umani...
Vera: Izzy, cosa ti fa pensare che ci siano delle Banshee, qui?
Izzy: Beh... Le Banshee sono usate quasi esclusivamente per trasportare i detenuti in carcere... E visto che... Questo è un carcere... Pensavo...
Tutti rimasero in silenzio.
Manuel: Cecil... E' vero? Davvero le usano per trasportare i detenuti?
Cecil: Sì, è vero. Ed è anche probabile che qui ce ne siano, come dice la signorina.
Seguì un attimo di silenzio, dove ognuno, lentamente, realizzava che Isabelle aveva avuto un'idea geniale. Zack iniziò a sorridere e si avvicinò automaticamente alla ragazza.
Izzy: Era solo un'idea... Non...
Zack: Izzy è geniale!
Si chinò e le stampò un veloce ma intenso bacio sulle labbra carnose. Poi le offrì la mano per aiutarla ad alzarsi. In un attimo, senza rendersene conto, Isabelle aveva neutralizzato tutti i pensieri orribili che si accumulavano nella mente dello spadaccino, semplicemente facendo sentire la sua voce. Manuel distolse lo sguardo, mentre Vera e Luce osservarono la scena, sognanti. Cecil non diede segno di aver visto nulla, immerso com'era nei suoi mille pensieri. Si alzò di scatto e si rivolse a Manuel.
Cecil: Manuel, spezza quella sbarra, per favore.
Il ragazzo annuì e si alzò, grato a Cecil per avergli trovato qualcosa da fare. Attraversò la piccola cella e posò le mani sulla parte superiore della fredda sbarra. La spezzò facilmente, poi la lasciò cadere a terra. Con un calcio spezzò anche la parte inferiore. Solo che qualcosa non andò come previsto: la sbarra cadde sul pavimento fuori dalla cella. Ovviamente gli stivali lucidi e splendenti delle guardie dovevano mantenersi tali, pertanto l'esterno delle celle era ricoperto di lamere di metallo. Il suono della sbarra di ghiaccio risuonò per decine di metri, echeggiando nel vuoto. Manuel spalancò gli occhi, con un'espressione da "ho-fatto-una-stupidaggine", gli altri trattennero il fiato.
Guardia: HEY! Che sta succedendo laggiù? Cos'è quel pezzo di ghiaccio?
Gli occupanti della cella si scambiarono sguardi preoccupati, senza riuscire a rispondere. Sentirono i passi della guardia che si avvicinava. Manuel non si era mosso, era davanti alla sbarra rotta con gli occhi spalancati. La guardia si trovò presto di fronte a lui. Sollevò la visiera dell'elmo della sua corazza e guardò i prigioneri uno ad uno, tutti con gli occhi spalancati. Poi guardò la sbarra spezzata, a terra. Realizzò quello che doveva essere successo, a grandi linee, e fece per mettere mano al suo fucile.
Guardia: Non so cosa stia succedendo qui, ma è meglio...
Il resto della frase fu stroncato dall'impatto al petto subito dalla mano chiusa a pugno di Manuel, che ora tendeva il braccio in avanti. La guardia volò dalla parte opposta del corridoio, sbattendo con la schiena contro le sbarre della cella posta di fronte alla loro e piegandole leggermente. Manuel si osservava il pugno, come se non credesse nemmeno lui a quello che aveva appena fatto. Indietreggiò leggermente, tentennando. Gli altri uscirono spediti, credendo che il ragazzo si fosse spostato appositamente. Passando, Zack, diede qualche colpo sulla spalla di Manuel, sorridendo.
Zack: Bel colpo!
Cecil annuì vigorosamente e Isabelle sorrise dolcemente, mentre passavano. Vera si fermò un momento davanti al ragazzo, guardandolo negli occhi. Fece per prendergli la mano, ma rimbombarono nella sua testa le parole del ragazzo.
..ehm… dobbiamo andare avanti per tanto.. appiccicati?
Ritrasse la mano, come se si fosse scottata. Manuel distolse lo sguardo, ben sapendo che era tutta colpa sua. Vera si limitò a sfiorargli l'avambraccio, con un mezzo sorriso che sembrava quasi di scusa. Poi passò oltre. Manuel sembrò deprimersi ancora di più. Ma perchè si rendeva la vita così tremendamente difficile? Luce non notò la scenetta, durata poco più di un secondo, quindi passando afferrò la mano di Manuel e lo trascinò fuori.
Luce: Che aspetti? Andiamo!
Manuel: Sì, io... Ok.
Zack: E adesso? Come facciamo a sapere dov'è l'hangar?
Cecil: Solitamente negli edifici imperiali, c'è una pianta ad ogni piano.
Vera: Eccola! E' quella?
Vera stava indicando un foglio appeso alla parete, vicino alle scale per salire. Era la pianta dell'intero edificio.
Cecil: Ottimo lavoro, Vera. Andiamo a dare un'occhiata.
Il Gruppo della Luce si avviò verso la piantina e tutti iniziarono a studiarla, tranne Manuel, come sempre assorto nei propri pensieri, e Vera, che guardava Manuel preoccupata. Cos'aveva quel ragazzo?
Zack: Bah! Non riusciremo mai ad impararla a memoria...
Allungò la mano e strappò il foglio dalla parete.
Zack: Andiamo?
Cecil annuì.
Cecil: Fai strada, Guerriero della Luce.
---​
Una guardia solitaria era di fronte alla porta dell'hangar, quando sentì un rumore sospetto dietro l'angolo. Si avvicinò, estraendo il fucile. Un calcio lo atterrò, scaraventandolo contro il muro, privo di sensi. Manuel emerse dietro la gamba muscolosa autrice del colpo.
Zack: Bene. Ora dobbiamo recuperare le nostre armi.
Cecil: Cosa? Zack, sei impazzito? Vuoi davvero tornare lì dentro a rischiare la vita per una spada?
Zack voltò le spalle a Cecil.
Zack: Non è una semplice spada. E' la mia spada.
Cecil: Ma Zack... Tu eri il primo che voleva uscir...
Manuel interruppe Cecil.
Manuel: Vengo con te.
Si sentiva ancora in colpa per aver lanciato quella preziosa arma in mezzo a quelle orribili bestiacce che erano i Mimik. Zack annuì e sorrise.
Cecil: Ma... Volete davvero...
Zack: Cecil, tu entra nell'hangar con le ragazze. Scegliete un veicolo e proteggetelo fino al nostro arrivo.
Luce: COSA?? Ma siamo matti, noi veniamo con voi!
Cecil: No. Sarebbe troppo rischioso, un gruppo così folto darebbe nell'occhio.
Zack: Andremo io e Manuel, non preoccupatevi.
Vera: Fate... Fate attenzione, mi raccomando ragazzi.
Zack sorrise scoprendo i denti ed alzò il pollice.
Il gruppo quindi si separò.

Episodio LIII - Parte seconda

Manuel e Zack diedero le spalle a Cecil e alle ragazze, addentrandosi di nuovo nell'edificio. Vera indugiava sulla soglia dell'hangar. Cecil le posò una mano sulla spalla.
Cecil: Se la caveranno.
Vera: Ma...
Cecil: Manuel è uno tosto. Tornerà sano e salvo.
Vera si girò e lo guardò dritto negli occhi.
Vera:... E' così evidente?
Cecil: Oh, se lo è. E te lo dice uno che di emozioni capisce veramente poco.
Vera abbassò lo sguardo.
Cecil: Tranquilla, Manuel non l'ha notato.
Vera sorrise a Cecil e lo precedette nell'hangar.
Izzy: Ecco, queste sono le Banshee!
Izzy indicava dei grossi velivoli corazzati, di un cupo verde militare, con sei ruote. Erano a forma di trapezio rettangolo, con un ampio vetro sul lato obliquo.
Luce: Orribili!
Cecil: Ottimo. Salite su uno e...
Vera:... Cecil...
Guardava con gli occhi spalancati dalla parte opposta dell'hangar.
Cecil:... Sì? Cosa...
Il resto della frase si perse nello stupore di Cecil nel vedere quell'enorme, colossale, incredibile[/] velivolo. Era magro e slanciato, sembrava reggersi per magia, eppure era robusto quanto un carro armato. Non aveva nè ruote, nè ali, nè propulsori, nè nessun altra fonte di movimento, in apparenza. Si posava su tre pali piantati a terra. Era completamente sospeso in aria, l'unica parte che toccava terra era una specie di cerchio metallico, schiacciato e molto ampio. Posava a terra sulla parte affilata, stranamente, quindi non era un piedistallo. All'interno della cavità c'era una specie di gigantesca trottola blu. Dal cerchio saliva un telaio sottile ed allungato, fino a formare una specie di lama grigia puntata in avanti. Alcune assi di quello che sembrava acciaio, legavano questa parte inferiore con il telaio altrettanto affilato della parte superiore. Anch'essa terminava in una gigantesca lama puntata in avanti, anche se di funzione solo estetica, che costituiva il "corpo" del velivolo, la parte principale. C'era un grosso vetro, a prima vista una specie di luce spenta. La "lama" blu terminava (nella parte anteriore) in un grosso oggetto semi-cilindrico, riconosibile come la parte dove dovevano salire i piloti e i passeggeri. Sotto questa struttura vi erano due serbatoi a forma di proiettili, con la punta indirizzata verso due lati opposti. Sulla parte posteriore, apparentemente posate sopra la lama, vi erano due grosse lamiere blu, apparentemente inutili, se non a migliorare l'estetica già di per sè mozzafiato di questo incredibile mezzo. La parte riconoscibile come "motore" del mezzo era in basso, dietro il cerchio che posava per terra: c'era una grande "pinna" blu che puntava verso il basso, con due cerchi (analoghi a quello che posava per terra) ai lati, solo che questa volta la parte piatta era rivolta verso il basso, potevano ricondurre a delle piccole ali. All'interno di ognuna delle due cavità alloggiava quella che sembrava una grossa pietra marrone, piena di piccoli crateri. All'esterno del cerchio, come se fosse un "prolungamento" per le (presunte) ali, erano posti due archi di metallo, saldati ai cerchi d'acciaio con diverse assi del medesimo materiale. Era un'aeronave, in tutta la sua maestosità.
Vera: E se... Usassimo... Quella?
Luce: Non ti pare... Ehr... Troppo?
Cecil guardò Vera come se scherzasse. Poi però iniziò a rifletterci su. Forse non era un'idea così cattiva, dopotutto. Con una Banshee li avrebbero raggiunti in pochissimo tempo, non era un velivolo molto veloce. Invece la velocità di un'aeronave affilata e aerodinamica come quella non aveva rivali, nè in cielo nè in terra. Cecil lo sapeva per certo, conosceva il modello. Era una Bahamut MKIII. Era un velivolo raro e prezioso, infatti nell'hangar ce n'era solo uno. Il tempo di procurarsene un altro, e loro sarebbero già stati lontani. Sì, Vera aveva avuto un'idea vincente. Cecil cambiò la sua faccia stupita in un sorriso.
Cecil: Ottimo. Lo sai guidare?
Vera:... Veramente... No. Tu non lo sai guidare?
Cecil: Io... Posso fare il secondo pilota. Ma non sarei proprio in grado di fare il pilota principale.
Luce: Io so guidare a malapena una bicicletta!
Vera: E allora... Chi lo guiderà?
Izzy: OH, ma CHE BELL'aeronave! E' una Bahamut MKIII, vero?
Isabelle era emersa improvvisamente fra Vera e Luce, puntando il sottile indice destro in direzione della maestosa aeronave, facendo sobbalzare tutti.
Vera: Una... Bahamut...?
Cecil: Sì... E' il nome del modello... Si chiama proprio così... Ma tu come fai a...?
Isabelle sembrò non dargli retta.
Luce: Ad ogni modo... Nessuno di noi la sa pilotare... Mi spiace ma non...
Izzy: Non c'è problema!
Cecil: Non... Non c'è problema?
Izzy: Sì! La guiderò io!
I tre sembrarono perdere l'equilibrio, come colpiti da una potente sberla invisibile.
Luce: Ma... La sai guidare?
Izzy: Certo!
Cecil: E dove hai...?
Vera lo interruppe.
Vera: Cecil... Certe cose è meglio non domandarle.
Cecil guardò incredulo prima Vera, poi Izzy, poi Luce. Dopodichè annuì, incerto.
---​
Manuel: Hai idea di dove tengano la tua spada?
Zack srotolò la mappa, appiattendosi con Manuel dietro una parete.
Zack: Guarda. Qui c'è la sala della confisca dei beni, dove tengono tutti gli oggetti sottratti ai prigionieri.
Manuel: D'accordo.
Zack: Attraversiamo questo corridoio ed andiamo a destra. La terza porta a sinistra è la nostra.
Manuel annuì e scrutò dietro l'angolo. Via libera. Lo comunicò a Zack con un cenno, poi iniziò a percorrere il corridoio silenziosamente, semi-accovacciato. Non controllò se Zack lo seguiva, ma sentiva i suoi passi.
Zack: Manuel... A destra ora.
Manuel scrutò a destra. Senza rendersene conto aveva assunto il "comando" della squadra, in questo caso composta da lui e Zack. Zack glielo lasciava fare con piacere, credeva che finalmente il ragazzo stesse iniziando a credere nelle proprie capacità, cosa che in realtà era ben lungi da Manuel. Fece il "cenno del via libera" a Zack, poi si lanciò nel corridoio, sempre semi-accovacciato. Sorpassarono una porta di legno marrone alla loro sinistra.
Zack: Terza porta a sinistra.
"Due..." Pensò Manuel (che aveva già iniziato a contare), sorpassando la seconda porta "... Tre". Si fermò di fronte ad una porta anonima, uguale alle altre, di legno levigato marrone.
Zack: E' questa. Vai, Man.
Manuel girò la maniglia con cautela, poi spinse la porta, aprendo un varco sufficiente per fare capolino con la testa. Vuota. Aprì del tutto la porta, entrò, aspettò che Zack facesse altrettanto e chiuse la porta dietro di loro. La stanza era completamente buia, non si vedeva assolutamente nulla.
Manuel: Umpf. Dov'è l'interruttore?
Zack: Fermo! L'impianto elettrico potrebbe essere controllato e temo che ormai sapranno della nostra fuga. E temo anche che il Profeta sappia fare due più due. Non ci vuole molto a capire che tenteremo a riprenderci la nostra roba, una volta fuggiti.
Manuel: D'accordo. Allora come facciamo a vedere la nostra roba?
Una sagoma rettangolare che sembrava una qualche specie di lunga tavola iniziò improvvisamente a brillare di un azzurro intenso, azzurro ghiaccio, illuminando tutta la stanza. Dopo il flash accecante iniziale, la luce si stabilizzò ed i due ragazzi poterono finalmente riconoscere la sagoma della Excalibur che brillava nel buio. Dopo uno stupore iniziale, Zack scrollò le spalle.
Zack:... Beh... Ecco qua! Forza, cerchiamo la nostra roba.
Manuel raccolse quella che doveva essere la saccoccia di Cecil. Controllò al suo interno e non ebbe più dubbi: c'era la lettera di Vincent. Se la legò stretta alla vita. Zack decise di lasciare la sua spada per ultima, in modo che continuasse a illuminare la stanza per tutto il tempo necessario. Nel frattempo trovò la spada di Cecil e la raccolse, assicurandosela alla vita con una cintura raccattata in mezzo al ciarpame di centinaia di altri prigionieri. Manuel trovò le corazze bianche della parte superiore dell'armatura dell'ex-comandante. Le indossò, non sapendo dove metterle, trovandole leggere e comode, anche se leggermente strette a causa della sua muscolatura sviluppata. Zack si lasciò sfuggire una risatina, vedendolo.
Zack: Ti stanno bene!
Manuel si esibì in un falso sorriso, senza pensare a nulla, prima di girarsi e continuare la ricerca.
Zack: Potremmo prendere un'arma anche per Vera, non credi?
Manuel: Sì... Sì, va bene. Fai tu, non sono molto esperto di armi...
Zack frugò fra le innumerevoli armi arrugginite o di scarso valore accumulate negli anni in quella stanza. Ne estrasse una, osservandola. Era una balestra di legno, piccola e aerodinamica. Era già caricata e pronta a colpire.
Zack: Questa non sembra...
Il dardo partì senza preavviso e l'arma iniziò a cadere a pezzi. A Zack rimase in mano l'impugnatura ed il grilletto.
Zack:... Male.
Manuel: Hai ragione, è davvero forte.
Zack: Beh, non troveremo nulla qui in mezzo. Sono qui da troppo tempo da sole, senza manutenzione... Bisogna prendersi cura delle proprie armi.
Manuel: Uhmm... Se lo dici tu... AH.
Zack: Che c'è?
Manuel: La spada di Luce... L'ho trovata.
Zack: Grandioso, prendia... Anzi no. Ti sei già dimenticato cosa succede quando qualcuno che non è lei la tocc... EH??
Zack osservava incredulo Manuel: il ragazzo aveva ignorato lo spadaccino ed aveva impugnato la spada. Non era successo nulla, sembrava una normalissima spada. L'aveva sollevata ed ora la teneva in mano.
Manuel: Eh? Scusa, non ti ascoltavo... Dicevi?
Zack: Nu... Nulla...
Manuel maneggiò la spada. Sentì un fremito di piacevole potere che gli attraversava la schiena. La osservò da tutte le angolazioni.
Manuel: Che... Bella. Mi piace questa spada.
Zack: Ehr... Ricordati che è di Luce... Ah, ah! Forza, usciamo di qui...
Lo spadaccino afferrò la sua inseparabile amica luccicante ed aprì la porta, trovandosi faccia a faccia con un soldato che proprio in quel momento armeggiava con la maniglia. Pausa, momento di silenzio e stupore.
Manuel: Zack! COLPISCILO, per Ifrit!
Zack fece roteare l'Excalibur di fronte agli occhi di un'incredula guardia, poi colpì con l'elsa il mento del malcapitato, fratturandogli la mandibola come minimo. Poi sorrise.
Zack: Scusa, mi aveva colto alla sprovvista...
Manuel: Forza, andiamo...
Arrivarono due soldati ad intercettarli, Zack ne tramortì uno colpendolo con il lato piatto della sua arma, mentre Manuel saltava letteralmente sopra all'altro, calpestandolo e lasciandolo privo di sensi come l'altro.
Zack: No, non di là! A sinistra!
Manuel invertì bruscamente la rotta, per trovarsi di fronte un soldato. Schivò abilmente il fendente che quest'ultimo gli scagliava, scattando tutto a sinistra, mentre Zack lo tramortiva come aveva fatto con l'altro.
Zack: VAI! Gira a destra ora!
Manuel: Destra!
Manuel Virò bruscamente a destra. Si ritrovò due soldati di fronte. Ricordò di avere la corazza di Cecil addosso, per cui si mise nella posizione di un giocatore di football e colpì entrambi gli uomini con una spallata, facendoli cadere per terra. Zack ci passò comodamente sopra, come se fossero un tappeto.
Guardia: ECCOLI! NON LASCIATEVELI SCAPPARE!
Zack e Manuel si girarono e videro sei o sette soldati che si avvicinavano correndo. Zack fece cenno a Manuel di stare dietro.
Zack: YAAAAH!!
Urlò, colpendo l'aria con un fendente micidiale. La temperatura bassissima della spada congelò l'aria, ed una lama di ghiaccio molto grande attraversò il corridoio ed impattò contro gli inseguitori. I primi caddero, facendo inciampare gli atri, in un attimo tutti furono a terra.
Guardia: STANNO SCAPPANDO!
Arrivò una scarica di colpi di fucile, che Zack deviò facendo roteare la Excalibur. Spalancarono la porta dove avevano lasciato Cecil e le ragazze, la porta dell'hangar, poi la chiusero dietro di loro. Si guardarono intorno, spaesati. L'hangar era veramente gigantesco, alto cinquanta metri e grande almeno uno o due chilometri quadrati.
Vera: EHIIII! QUAAA!
Urlò la voce di Vera, facendo voltare i due ragazzi. Questi ultimi rimasero letteralmente a bocca aperta: Vera era sotto un'immenso velivolo che solo l'esperienza aveva insegnato a Zack essere un'aeronave.
Manuel: Ma che diav...?
Zack: E' un aeronave!
I due iniziarono a correre verso l'aeromezzo, alla massima velocità consentita dalle loro gambe. Una volta vicini alla ragazza, Zack parlò.
Zack: Della serie "passiamo inosservati", eh?
Seguirono Vera lungo una stretta rampa dall'aria piuttosto fragile, per poi arrampicarsi su una scaletta pericolante fino a raggiungere quella che sembrava la cabina di pilotaggio. Entrarono da una piccola porta ad oblò, che si chiuse automaticamente non appena furono entrati. Vera si voltò verso Manuel, per abbracciarlo, per rendersi conto che stava bene, che era ancora tutto intero, ma prima che potesse anche solo allargare le braccia, vide Luce che gli si gettava al collo.
Luce: Oh, stai bene, stai... Bene. Meno male.
Vera abbassò lo sguardo. Zack le diede qualche colpetto sulla spalla, prima di attraversare l'unica porta di quella stanza, oltre a quella da dove erano entrati. Vide Cecil e Isabelle ai comandi. Prima di rendersene conto, riuscì a dire.
Zack: Salve ragazzi, tutt...
Poi spalancò gli occhi e la bocca, lasciandosi sfuggire una sorta di "gemito" stupito. Guardò Cecil, indicando il suo copilota.
Zack: AH, ma che... Cecil, cosa diavolo ci fa Izzy ai comandi??
Cecil: Io non la so guidare... Lei è l'unica che lo sa fare.
Zack: Non so... cosa... Guidare? E scusa, cosa ci fai lì?
Cecil: Sono il secondo pilota. Lei è il primo.
Zack rimase come paralizzato, poi spinse via tutti i suoi pensieri e si avvicinò a Isabelle, che giocherellava con un rattino bianco che, evidentemente, aveva deciso di portare con sè.
Zack: Ehi! Quello da dove viene?
Izzy: Oh, hey Zack! Lui? Lui è Moogle, l'ho portato via dalle prigioni... Perchè?
Zack: Così... Allora... Buo... Buon lavoro!
Si voltò dall'altra parte, cercando di non pensarci.

[Lo spadaccino fece per entrare nell'altra stanza, quando vide Vera che usciva con la testa bassa. Per un attimo avrebbe giurato di vedere delle lacrime scintillarle sulle guance. Sbirciò dentro la stanza e vide... Luce e Manuel che si baciavano. O meglio, Luce che baciava Manuel. Decise di non indagare oltre, tornò nella stanza dei comandi, prendendo posto su un sedile vicino a Vera. Cercò delle parole da dire, ma non gli venne nulla in mente. Si limitò a posare la mano sulla spalla della ragazza, mormorandole "su, su...". Per Manuel... Era successo tutto così in fretta da non rendersene nemmeno conto. Luce gli era saltata praticamente addosso e lo aveva abbracciato. Poi, senza aspettare che lui ricambiasse, aveva posato la bocca semiaperta sulle sue labbra carnose, facendoci scivolare dentro la lingua, che ora si muoveva freneticamente, come in preda ad un raptus. Lui partecipava al bacio passivamente, lo "subiva". Non era come l'aveva sempre immaginato, non si sentiva esattamente "bene", o "felice". No, sentiva dei brividi che si propagavano lungo la schiena, dei brividi di potenza, di desiderio, di aggressività e chissà di cos'altro. Si sentiva caricato da una strana energia, non esattamente positiva, ma che in qualche modo doveva essere sfogata. Strinse Luce a sè, afferrandole i capelli con non poca cattiveria. Lei si staccò, si esibì in un sorriso spaventoso a dire poco, poi spinse il ragazzo su un ampio sedile con una discreta violenza che non fece altro che aumentare esponenzialmente questa strana energia in lui. Manuel sorrise con un ghigno che non assomigliava per niente al suo, Luce si avventò nuovamente su di lui.]

Izzy: Beh, partiamo!
Tirò una leva, cogliendo di sorpresa tutti. I tre pali che la sostenevano caddero pesantemente a terra, ma l'aeronave non cadde. Il vetro in principio della lama blu si accese di un verde smeraldo intensissimo, la trottola nel cerchio in basso iniziò a vorticare, le due rocce nei cerchi anteriori iniziarono a brillare e l'aeronave era sospesa in aria, improvvisamente.
Zack: I... Izzy... L'hangar è chiuso! Che vuoi...
Cecil: Reggetevi. Temo che voglia farlo.
Izzy: WO-HOOOO!!
La nave partì a velocità pazzesca, verticalmente. Sfondò il soffitto, apparentemente senza subire danni gravi, poi fu libera di librarsi nel cielo azzurro.
 
Top